Fuel surcharge, il nodo delle sanzioni: senza controlli l’adeguamento rischia di restare sulla carta

Il decreto sull’autotrasporto introduce parametri più certi per aggiornare le tariffe in base al prezzo del gasolio. Ma resta aperta la questione più delicata: come garantire che i committenti riconoscano effettivamente gli aumenti ai vettori? Il confronto del 27 ottobre dovrà affrontare anche il tema delle sanzioni.

La componente carburante entra in una nuova fase di regolamentazione, ma per le imprese di autotrasporto la certezza del calcolo non basta. Il vero problema sarà ottenere il riconoscimento dell’adeguamento da parte della committenza, soprattutto nei rapporti commerciali caratterizzati da uno squilibrio contrattuale tra vettore e committente.

Con l’approvazione del decreto-legge sull’autotrasporto da parte del Consiglio dei ministri del 22 ottobre, il Governo interviene sul meccanismo di aggiornamento delle tariffe in funzione delle variazioni del prezzo del gasolio. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dovrà pubblicare e aggiornare trimestralmente i valori percentuali minimi e massimi relativi all’incidenza del carburante sui costi di esercizio, differenziandoli in base alle classi di peso dei veicoli.

La novità riguarda in particolare i contratti non stipulati in forma scritta: i valori minimi pubblicati dal MIT diventeranno un parametro obbligatorio per il calcolo della componente carburante nelle fatturazioni relative alle prestazioni effettuate dall’entrata in vigore della disposizione. La quota riferita al gasolio dovrà inoltre essere indicata separatamente.

Per i contratti scritti, invece, i valori ministeriali costituiranno un riferimento, lasciando alle parti autonomia nella determinazione del corrispettivo. Dovranno comunque essere esplicitati il prezzo del carburante al momento della stipula e la relativa incidenza sul costo del trasporto.

Il provvedimento interviene nell’ambito dell’articolo 83-bis del decreto-legge 112/2008, che già disciplina l’adeguamento della componente carburante per i contratti con prestazioni distribuite su un periodo superiore a trenta giorni, al verificarsi di variazioni del prezzo del gasolio superiori al 2%.

Il problema resta l’applicazione

Il punto debole del nuovo impianto normativo è però quello delle conseguenze per chi non rispetta l’obbligo. Nel testo disponibile non emerge una specifica sanzione collegata al mancato riconoscimento dell’adeguamento. In altre parole, viene definito un parametro più oggettivo per stabilire quanto spetta al vettore, ma non è ancora sufficientemente chiaro come garantire che quel diritto venga rispettato.

Sono due questioni differenti: da una parte il diritto dell’impresa di trasporto a ricevere il corrispettivo aggiornato, dall’altra la responsabilità del committente che non applica quanto previsto dalla norma.

Senza un sistema efficace di controlli e conseguenze per gli inadempienti, il rischio è che il vettore debba ancora una volta farsi carico dell’onere di contestare il mancato adeguamento, eventualmente ricorrendo alle vie legali. Una prospettiva tutt’altro che semplice per le piccole e medie imprese, spesso prive di un reale potere negoziale nei confronti della committenza.

Il confronto del 27 ottobre

Il tema sarà al centro della riunione del Tavolo permanente dell’autotrasporto e della logistica, convocata per martedì 27 ottobre. Al confronto sono attese anche le rappresentanze della committenza, tra cui Confindustria. Tra gli argomenti in discussione figura proprio l’ipotesi di introdurre sanzioni nei confronti di chi non rispetta le disposizioni sull’adeguamento della componente carburante.

Sarà un passaggio importante per verificare se alle nuove regole potranno essere affiancati strumenti realmente efficaci. L’eventuale introduzione di sanzioni richiederà comunque un intervento normativo specifico.

Per l’autotrasporto, dunque, la partita non è ancora chiusa. Stabilire quanto incide il gasolio sulla tariffa rappresenta un passo avanti, ma non risolve il problema se il committente può continuare a sottrarsi al riconoscimento dell’importo dovuto senza conseguenze immediate.

Il settore non chiede soltanto criteri di calcolo più trasparenti. Chiede regole applicabili, controlli e strumenti di tutela. Perché una tariffa aggiornata sulla carta, ma non riconosciuta nella fatturazione, non alleggerisce i costi delle imprese e non corregge lo squilibrio economico che da tempo caratterizza la filiera del trasporto.

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