Codice della strada, la riforma prende forma: più spazio agli autisti anziani e nuove disposizioni per l’autotrasporto

Il Governo avvia l’iter del nuovo impianto normativo destinato a sostituire il Codice del 1992. Tra le misure previste, la possibilità di guidare mezzi pesanti fino a 70 anni, nuove modalità di accesso alla professione, revisione delle sanzioni e maggiori controlli sulla sosta. Il provvedimento dovrà ora completare il percorso istituzionale. L’orizzonte per l’applicazione è il 2028.

Il Codice della strada si prepara a cambiare volto. Nella riunione del 13 ottobre, il Consiglio dei ministri ha dato il primo assenso allo schema di decreto legislativo che ridisegna le regole della circolazione in Italia. Un intervento ampio, composto da 294 articoli, che affronta numerosi aspetti della mobilità e introduce disposizioni destinate a interessare direttamente anche il comparto del trasporto merci.

Il testo arriva dopo una fase di consultazione con oltre cento soggetti tra organizzazioni, associazioni e operatori. Il confronto ha contribuito a modificare alcune previsioni contenute nella versione estiva, con conferme, aggiustamenti e qualche eliminazione.

Per le imprese di autotrasporto, il provvedimento presenta soprattutto tre direttrici: ampliare la platea dei conducenti disponibili, intervenire sulle procedure amministrative e ridefinire il sistema dei controlli e delle penalità.

Autisti professionali, il limite sale a 70 anni

Tra le disposizioni che incidono maggiormente sul settore figura l’estensione dell’età massima per la guida professionale. Il nuovo schema prevede infatti la possibilità di continuare a condurre veicoli appartenenti al gruppo 2 fino al compimento dei 70 anni.

La disposizione riguarda le categorie C1, C1E, C e CE, oltre alle patenti professionali per il trasporto di persone. La prosecuzione dell’attività sarà subordinata alla verifica dell’idoneità psicofisica con cadenza biennale.

La misura recepisce una proposta già avanzata dal ministro Matteo Salvini e risponde, almeno nelle intenzioni, alla difficoltà delle aziende nel reperire personale qualificato.

L’intervento, tuttavia, apre una questione che riguarda il futuro del mercato del lavoro nel trasporto. Consentire ai conducenti più anziani di rimanere in servizio può contribuire a contenere la carenza di personale nel breve periodo, ma non risolve il problema dell’ingresso di nuove generazioni nella professione.

Ingresso nel settore: novità anche per chi deve conseguire la CQC

Il decreto interviene anche sulle condizioni di accesso al lavoro per i nuovi conducenti. Viene mantenuta la possibilità di svolgere attività di guida durante il percorso di qualificazione professionale, prima del conseguimento materiale della Carta di qualificazione del conducente.

La possibilità è riservata a chi possiede già la patente richiesta per il veicolo e ha intrapreso da almeno dodici mesi il corso di qualificazione iniziale.

Per le aziende potrebbe rappresentare uno strumento utile per anticipare l’inserimento operativo dei candidati, riducendo i tempi che separano il conseguimento della patente dall’effettiva disponibilità lavorativa.

La CQC rimane naturalmente un requisito professionale obbligatorio. La modifica riguarda le condizioni per poter guidare durante il percorso formativo e dovrà essere applicata nel rispetto delle disposizioni europee in materia di qualificazione dei conducenti.

Sanzioni, cambia il criterio di calcolo

Una parte consistente della riforma riguarda il sistema delle multe. Il nuovo impianto prevede una revisione degli importi, con una riduzione di diversi valori minimi e il superamento dell’aggiornamento automatico biennale legato all’inflazione.

Tra gli adeguamenti indicati figurano il passaggio da 26 a 25 euro, da 42 a 40 euro e la rideterminazione a 80 euro degli importi precedentemente fissati a 83 e 87 euro.

Una modifica specifica interessa invece le violazioni dei limiti di velocità. La proposta introduce un criterio progressivo, nel quale l’importo della sanzione viene determinato considerando l’entità dello sforamento, anziché fare riferimento esclusivamente alle attuali fasce.

L’intenzione è differenziare maggiormente le infrazioni in relazione alla loro gravità. Per chi opera professionalmente su strada, il cambiamento richiederà comunque attenzione: la revisione degli importi non equivale a un allentamento generale delle regole.

Verbali: il termine di notifica viene fissato a 45 giorni

Nel passaggio dalla bozza estiva al testo approvato dal Consiglio dei ministri è stato modificato anche il termine previsto per la notifica delle violazioni rilevate attraverso dispositivi di controllo a distanza.

La prima formulazione indicava 30 giorni. La nuova versione porta il limite a 45 giorni, riducendolo comunque rispetto agli attuali 90.

Per le aziende che gestiscono flotte e turni di guida, una comunicazione più tempestiva delle infrazioni può agevolare l’identificazione del conducente e la ricostruzione degli spostamenti effettuati.

Carico e scarico merci, arrivano controlli elettronici sulla sosta

Un altro capitolo riguarda direttamente la logistica urbana. Il progetto normativo amplia le possibilità di accertamento a distanza delle violazioni relative all’occupazione degli spazi destinati alle operazioni di carico e scarico.

Il tema interessa in modo particolare gli operatori delle consegne, spesso costretti a confrontarsi con piazzole occupate da veicoli non autorizzati o con una disponibilità insufficiente di spazi dedicati.

L’introduzione di sistemi di controllo elettronico potrebbe rendere più efficace il contrasto alle soste irregolari. Rimane però necessario che i Comuni garantiscano un numero adeguato di aree operative: sanzionare chi occupa impropriamente gli stalli non basta se gli autisti non dispongono di alternative concrete per effettuare le consegne.

Assicurazioni e documenti: prosegue la digitalizzazione

La riforma interviene anche sugli obblighi assicurativi. Per i veicoli privi di copertura viene prevista una sospensione della circolazione senza una scadenza temporale prefissata. Sono inoltre introdotte disposizioni per i mezzi immatricolati all’estero che circolano stabilmente sul territorio italiano e per il recupero delle sanzioni non pagate dai conducenti stranieri, con un orizzonte temporale di cinque anni.

Sul versante documentale, il sistema punta a utilizzare maggiormente le banche dati per verificare patente e carta di circolazione, riducendo la necessità di esibire fisicamente i documenti durante i controlli.

Non trova invece conferma l’obbligo generalizzato di dotarsi di un indirizzo PEC per tutti i titolari di patente e proprietari di veicoli, ipotesi contemplata nella precedente formulazione.

Proventi delle multe, rivista la ripartizione

Un ulteriore cambiamento riguarda le risorse derivanti dalle sanzioni amministrative. La proposta iniziale prevedeva di attribuire il 70% degli introiti all’ente proprietario della strada. Il testo aggiornato introduce una distinzione in base all’organo che effettua l’accertamento.

Quando la violazione viene rilevata da organi statali, il 70% delle somme sarà destinato all’ente proprietario dell’infrastruttura. Nel caso di intervento della polizia locale, invece, la quota maggiore andrà all’amministrazione di appartenenza, mentre il restante 30% sarà assegnato al proprietario della strada.

Per il settore resta centrale la questione dell’effettivo utilizzo di queste risorse per la manutenzione delle infrastrutture e il miglioramento della sicurezza stradale.

Richiami dei costruttori, due anni per intervenire

Tra le altre disposizioni compare una norma relativa agli interventi di sicurezza richiesti dalle case costruttrici. I proprietari avranno 24 mesi per regolarizzare i richiami sui propri veicoli. In mancanza dell’intervento, non sarà possibile procedere alla revisione né al trasferimento della proprietà.

Una previsione che interessa anche le flotte aziendali, chiamate a monitorare con attenzione le campagne tecniche e gli interventi prescritti dai costruttori.

Il percorso legislativo non è concluso

Il voto del Consiglio dei ministri rappresenta soltanto la prima tappa. Lo schema dovrà affrontare i successivi passaggi istituzionali e acquisire i pareri previsti prima di tornare all’esame del Governo per l’approvazione definitiva.

L’ipotesi indicata per l’entrata in vigore è il 1° gennaio 2028, una scadenza che dovrà essere confermata nel prosieguo dell’iter.

Per l’autotrasporto si prospetta quindi una revisione significativa delle condizioni operative. L’estensione dell’età lavorativa, le nuove possibilità durante la formazione per la CQC e la riorganizzazione delle procedure di controllo rappresentano interventi che potrebbero avere conseguenze concrete sull’organizzazione delle imprese.

Resta da capire quanto queste modifiche riusciranno a incidere sulle criticità strutturali del comparto. La disponibilità di conducenti, la gestione degli spazi per le consegne, la sicurezza delle infrastrutture e la semplificazione amministrativa sono problemi che richiedono interventi coordinati. Il nuovo Codice potrà contribuire a ridefinire le regole, ma la sua efficacia dipenderà soprattutto dalla capacità di tradurre le disposizioni normative in condizioni di lavoro e di circolazione più funzionali.

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