Il sistema di contenimento dei prezzi alla pompa mostra già i primi limiti. Faib Confesercenti e Fegica sollecitano una regolamentazione temporanea per evitare squilibri nella distribuzione e disparità tra operatori. Una proposta sarà presentata il 12 ottobre a Roma.
L’accordo informale con le compagnie petrolifere per calmierare il costo dei carburanti non sembra aver prodotto i risultati attesi. Secondo Faib Confesercenti e Fegica, le organizzazioni che rappresentano i gestori delle stazioni di servizio, il meccanismo avrebbe esaurito la propria efficacia dopo appena otto giorni, a fronte dei trenta inizialmente prospettati.
Le due federazioni ritengono quindi necessario superare la fase degli impegni volontari e introdurre un limite ai prezzi attraverso uno specifico provvedimento legislativo. Una proposta in questa direzione sarà illustrata lunedì 12 ottobre durante un incontro a Roma.
Le associazioni riconoscono tuttavia che l’iniziativa delle compagnie ha avuto almeno due conseguenze significative: ha dimostrato concretamente che esistevano margini per ridurre i listini e ha portato al centro del confronto pubblico la possibilità di stabilire un prezzo massimo anche in un mercato liberalizzato.
Distributori in difficoltà e concorrenza alterata
L’applicazione del sistema ha evidenziato, secondo i rappresentanti dei gestori, problemi organizzativi e commerciali. La riduzione dei prezzi ha infatti generato una situazione disomogenea tra gli impianti: alcuni distributori hanno registrato un forte afflusso di automobilisti, arrivando in diversi casi a esaurire le disponibilità a causa delle difficoltà nel garantire rifornimenti tempestivi.
Altre stazioni di servizio, invece, non hanno aderito alla riduzione e si sono ritrovate con quantitativi di carburante difficili da vendere, a causa della differenza rispetto ai prezzi praticati dai concorrenti.
Una situazione che ha alimentato malcontento non soltanto tra gli automobilisti, costretti in alcuni casi a lunghe attese, ma anche tra gli operatori delle reti indipendenti e delle cosiddette pompe bianche. Criticità sono state segnalate inoltre da autotrasportatori, agricoltori e pescatori, categorie particolarmente esposte alle oscillazioni del costo dell’energia.
La proposta: un limite temporaneo e verificabile
Per Faib e Fegica la necessità di intervenire sui prezzi rimane prioritaria. Il caro carburanti incide direttamente sui bilanci delle famiglie e delle imprese e contribuisce ad aggravare le tensioni inflazionistiche.
La richiesta è quella di definire un sistema regolamentato, con un prezzo massimo stabilito sulla base di criteri misurabili e applicato per un periodo limitato. Le condizioni indicate dalle federazioni sono chiarezza delle regole, proporzionalità dell’intervento e tutela della continuità delle forniture.
L’obiettivo dichiarato è evitare che il contenimento dei listini si traduca in una penalizzazione per alcune categorie di distributori o comprometta la disponibilità di prodotto sul territorio.
Gasolio, dopo la fine dello sconto fiscale i prezzi risalgono
Nel frattempo, le rilevazioni ministeriali confermano un mercato ancora caratterizzato da quotazioni elevate. Giovedì 8 ottobre il prezzo medio del diesel self-service sulla rete stradale italiana si attestava a 2,261 euro al litro, mentre la benzina registrava una lieve flessione, passando a 2,037 euro rispetto ai precedenti 2,040 euro. Sulla rete autostradale il gasolio risultava invece a 2,287 euro al litro.
La dinamica della prima settimana di ottobre evidenzia un andamento altalenante. Il diesel era quotato mediamente 2,285 euro al litro il primo giorno del mese, per scendere a 2,242 euro il 5 ottobre. Dal giorno successivo, con la cessazione della riduzione fiscale di 6,1 centesimi al litro, è iniziata una nuova fase di rialzo: 2,244 euro il 6 ottobre e 2,261 euro il giorno seguente.
Anche Eni ha aggiornato il proprio riferimento commerciale: il prezzo massimo applicato al gasolio è passato da 2,19 a 2,25 euro al litro il 6 ottobre, in conseguenza della fine dello sconto sulle accise e della mancata attivazione del meccanismo delle accise mobili.
Petrolio, nuova pressione sulle quotazioni internazionali
A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la ripresa delle quotazioni del greggio sui mercati internazionali. Il Brent ha superato inizialmente la soglia dei 102 dollari al barile, con un incremento del 2,4%, per poi accelerare nel corso della giornata.
Tra i fattori che hanno sostenuto gli acquisti figurano le preoccupazioni legate all’allerta uragano nel Golfo del Messico e le tensioni geopolitiche connesse al possibile intervento militare statunitense contro l’Iran.
A metà giornata gli aumenti hanno superato il 5%: il Brent con consegna a dicembre ha raggiunto 105,5 dollari al barile, in crescita del 5,3%, mentre il Wti con scadenza novembre ha guadagnato il 5,4%, portandosi a 93 dollari.
Per il settore del trasporto professionale, già alle prese con costi di esercizio elevati, il quadro resta quindi particolarmente delicato. La questione non riguarda soltanto il livello dei prezzi, ma anche la loro prevedibilità: un elemento essenziale per le imprese che devono programmare percorrenze, tariffe e margini operativi.
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