Camionisti fino a 70 anni: la proposta di Salvini riapre il caso pensioni

Mentre si discute di un possibile anticipo dell’uscita dal lavoro a 64 anni, per gli autisti del trasporto merci si ipotizza il percorso opposto. La motivazione è la carenza di conducenti, ma la proposta divide il settore.

Il problema della carenza di camionisti torna al centro del confronto politico e sindacale. In Italia mancano oggi circa 25 mila conducenti di mezzi pesanti, mentre nei prossimi cinque anni oltre 86 mila autisti, pari a circa il 28% della forza lavoro attuale, potrebbero raggiungere l’età pensionabile.

È in questo scenario che il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha rilanciato, durante l’assemblea di Federtrasporto del 7 ottobre, l’ipotesi di consentire agli autisti di continuare a lavorare fino a 70 anni. La proposta sarebbe accompagnata da controlli sanitari più frequenti: dopo i 65 anni, le visite mediche diventerebbero biennali anziché quinquennali.

La misura si inserisce in un quadro più ampio nel quale il Governo valuta la possibilità di rendere opzionale l’uscita dal lavoro a 64 anni, rispetto all’attuale riferimento dei 67 anni. Per il trasporto merci, dunque, potrebbe essere prevista una disciplina differente, motivata dalla difficoltà delle imprese nel reperire personale.

La Filt Cgil contesta questa impostazione e sostiene che la carenza di conducenti non possa essere affrontata semplicemente prolungando la vita lavorativa. Secondo il sindacato, l’autotrasporto dovrebbe essere ricompreso tra le attività usuranti, con la possibilità di accedere al pensionamento anticipato.

Il problema, però, è strutturale. L’età media degli autisti italiani è di circa 50 anni, contro i 47 della media europea. Ai pensionamenti previsti si aggiunge l’abbandono della professione da parte di migliaia di conducenti nella fascia tra i 30 e i 50 anni.

Per il settore servirebbero quindi nuovi ingressi, ma soprattutto condizioni capaci di rendere nuovamente attrattiva la professione: retribuzioni adeguate, formazione, aree di sosta sicure e attrezzate, tempi di consegna sostenibili e una migliore conciliazione tra lavoro e vita personale.

La discussione sui 70 anni rischia così di essere soltanto uno degli aspetti di una questione molto più ampia: come garantire nei prossimi anni i conducenti necessari al trasporto italiano senza scaricare la soluzione esclusivamente sull’allungamento della vita lavorativa.

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