Dopo le restrizioni sulle patenti commerciali dei conducenti stranieri, l’amministrazione americana allarga i controlli a scuole, esaminatori e aziende. Una stretta che nasce da problemi reali, ma che rischia ancora una volta di trasformare sicurezza e immigrazione nello stesso terreno politico

di Dario Bocchetti
Un mese fa, su Free Services, avevamo raccontato la stretta dell’amministrazione Trump sulle CDL, le patenti commerciali necessarie negli Stati Uniti per guidare mezzi pesanti.
Ora l’offensiva si allarga.
Il governo americano ha avviato una vasta operazione contro frodi e irregolarità nel sistema di formazione e rilascio delle patenti professionali.
La Federal Motor Carrier Safety Administration ha rimosso dal registro federale oltre 110 scuole di formazione, collegate a più di 5.000 conducenti risultati non conformi ai requisiti previsti.
Altre 160 strutture rischiano la cancellazione dopo quasi 400 controlli effettuati in 40 Stati.
Le ispezioni hanno fatto emergere problemi reali: istruttori non qualificati, documentazione mancante, strutture inadeguate e casi di patenti ottenute in maniera fraudolenta.
Su questo punto la linea dura di Trump ha una sua logica.
Chi guida un mezzo pesante deve essere formato, qualificato e in grado di comprendere le regole della strada. E chi vende patenti o aggira gli esami rappresenta un problema serio per la sicurezza.
Dove nasce la critica
Il problema non sono i controlli.
È il modo in cui vengono raccontati.
L’amministrazione continua infatti a collegare nello stesso racconto camionisti stranieri, scarsa conoscenza dell’inglese, immigrazione irregolare, frodi e criminalità.
Il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha parlato apertamente di “dangerous foreign drivers”, conducenti stranieri pericolosi.
Secondo il governo, dal giugno 2025 oltre 28.000 camionisti sono stati messi fuori servizio per problemi legati alla conoscenza dell’inglese e più di 30.000 CDL sarebbero state cancellate perché rilasciate illegalmente a conducenti stranieri.
Che un autista professionale debba conoscere l’inglese abbastanza da leggere la segnaletica e comunicare con le autorità è ragionevole.
Ma il rischio è trasformare un requisito professionale in una distinzione politica tra camionisti americani e camionisti stranieri.
Controlli sì, generalizzazioni no
L’amministrazione ha creato anche una nuova task force federale e avviato verifiche su oltre 200 scuole e attività in 23 Stati.
In alcuni casi le indagini hanno già confermato vere frodi. In Louisiana, ad esempio, oltre 100 candidati avrebbero ottenuto illegalmente una CDL pagando migliaia di dollari senza completare formazione ed esami.
Dunque il problema esiste.
Ed è proprio per questo che non serve esasperarlo politicamente.
La sicurezza stradale si tutela colpendo chi falsifica una patente, chi certifica conducenti impreparati e chi viola le regole.
Non trasformando automaticamente il conducente straniero nel simbolo del problema.
Trump, in questo caso, parte da ragioni concrete.
La questione è capire dove finisce la necessaria lotta alle frodi e dove comincia la propaganda sull’immigrazione.
Perché un camionista incompetente è pericoloso indipendentemente dal passaporto.
E un camionista straniero qualificato e regolarmente autorizzato a lavorare non dovrebbe diventare sospetto soltanto perché straniero.