La sospensione del fermo nazionale dell’autotrasporto non convince Trasportounito. A poche ore dall’intesa raggiunta il 22 maggio tra Governo e associazioni di categoria, il segretario generale Maurizio Longo definisce l’accordo “uno dei peggiori mai raggiunti per il settore”, contestando nel merito le misure annunciate e giudicandole incapaci di incidere sulle criticità strutturali dell’autotrasporto italiano.
Secondo Longo, il rinvio di un mese dei versamenti contributivi “non produce alcun effetto concreto”, mentre la riduzione di 30 giorni nei tempi di recupero delle accise per i mezzi Euro 5 ed Euro 6 avrebbe potuto essere introdotta rapidamente tramite una semplice circolare amministrativa. Critiche anche sul fronte fiscale: i 200 milioni aggiuntivi destinati ai crediti d’imposta, che si sommano ai 100 milioni già stanziati, vengono considerati insufficienti rispetto a un parco di oltre 350 mila veicoli interessati, con l’esclusione dei mezzi più datati dalle agevolazioni.
Nel mirino di Trasportounito anche la scelta di istituire una nuova consulta di settore, ritenuta un passaggio burocratico che rinvia ancora una volta le questioni centrali. L’associazione chiede invece interventi immediati sui “costi minimi di sicurezza” e sull’obbligatorietà dei contratti scritti, strumenti considerati essenziali per consentire alle imprese di recuperare direttamente dal mercato l’aumento dei costi operativi senza ricorrere a contributi pubblici.
Durante il confronto con l’esecutivo, Trasportounito avrebbe sollecitato modifiche normative rapide e strutturali, giudicando l’intesa finale insufficiente a giustificare la sospensione dello stato di agitazione. Una posizione che evidenzia le profonde divisioni interne al comparto e conferma come il tema della sostenibilità economica dell’autotrasporto resti ancora aperto.



