La sospensione del fermo nazionale dell’autotrasporto previsto a fine maggio ha evitato al Paese una potenziale paralisi della circolazione delle merci. L’intesa raggiunta a Palazzo Chigi tra Governo e rappresentanze del settore ha scongiurato una mobilitazione che avrebbe potuto avere ripercussioni significative sulla filiera logistica e produttiva nazionale. Tuttavia, a distanza di giorni dall’accordo, emerge con chiarezza come il confronto sia tutt’altro che concluso.
Tra le voci più critiche figura quella di Giulio Stoppa, vicepresidente di Trasporto Unito, intervenuto ai microfoni di Radio 24 per analizzare contenuti e limiti del pacchetto di misure concordato con l’esecutivo.
Secondo Stoppa, il nodo centrale non riguarda esclusivamente il tema del recupero delle accise sul gasolio, questione che ha rappresentato uno dei principali elementi del confronto tra Governo e associazioni di categoria. Il problema, sostiene il rappresentante di Trasporto Unito, è più ampio e investe direttamente le condizioni di funzionamento del mercato dell’autotrasporto.
L’accordo prevede il ripristino di alcune misure considerate importanti dal settore. Tra queste, il recupero delle accise per i veicoli Euro 5 ed Euro 6, l’accelerazione dei tempi per l’utilizzo del credito d’imposta e la riattivazione della Consulta dell’Autotrasporto come sede permanente di confronto tra istituzioni e operatori.
Interventi che vengono accolti positivamente, ma che, secondo Trasporto Unito, non affrontano le criticità strutturali che interessano migliaia di imprese. In particolare, viene evidenziata la situazione del parco veicolare italiano, tra i più anziani d’Europa. Una quota significativa delle aziende opera ancora con mezzi precedenti agli standard Euro 5 ed Euro 6 e rischia quindi di restare esclusa dai benefici derivanti dal recupero delle accise.
Il tema, tuttavia, va oltre il sostegno economico. Per Stoppa il vero punto riguarda l’equilibrio del mercato e la sostenibilità delle imprese che effettuano materialmente il trasporto. Nel comparto continuano infatti a convivere realtà molto diverse tra loro: grandi operatori, committenti, intermediari e migliaia di piccole e medie aziende che svolgono l’attività su strada e che spesso subiscono una forte pressione sui margini.
Da qui la richiesta di un intervento normativo più incisivo. L’obiettivo è introdurre regole capaci di contrastare pratiche che, secondo l’associazione, penalizzano le imprese meno strutturate e alterano le condizioni di concorrenza. Una questione che viene ritenuta urgente e non rinviabile ai soli tavoli di confronto.
Particolare attenzione viene rivolta alla riattivazione della Consulta dell’Autotrasporto. Pur riconoscendone l’utilità come strumento di dialogo permanente, Trasporto Unito invita a evitare che il nuovo organismo diventi un luogo di semplice mediazione senza effetti concreti. La sfida sarà trasformare il confronto in decisioni operative e misure capaci di incidere realmente sulle condizioni economiche delle imprese.
Il dibattito mette inoltre in evidenza un aspetto spesso sottovalutato: il settore non esprime una posizione unitaria. Le associazioni rappresentano interessi differenti e talvolta divergenti, riflesso di una filiera complessa nella quale convivono modelli di business e dimensioni aziendali molto diverse.
La sospensione del fermo ha certamente riportato stabilità nel breve periodo. Ma il confronto delle prossime settimane dirà se l’accordo di Palazzo Chigi rappresenterà l’inizio di una riforma più profonda oppure soltanto una soluzione temporanea. Per molte imprese dell’autotrasporto, infatti, il tema non è più soltanto quello degli incentivi, ma quello della definizione di regole che garantiscano sostenibilità economica, corretta remunerazione dei costi e maggiore equilibrio lungo tutta la catena del trasporto merci.



