Tachigrafo sui furgoni: dal 1° luglio 2026 cambiano le regole

Da oggi, 1° luglio 2026 il mondo dell’autotrasporto dovrà fare i conti con una novità destinata a incidere anche su una parte del trasporto leggero: l’obbligo di installazione e utilizzo del tachigrafo intelligente di seconda generazione sui veicoli commerciali con massa superiore a 2,5 tonnellate e fino a 3,5 tonnellate, compresi eventuali rimorchi o semirimorchi, quando impiegati in operazioni di trasporto merci internazionale o di cabotaggio. Il chiarimento arriva dalla circolare MIT prot. n. 9674 del 16 aprile 2026, pubblicata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che fornisce le prime indicazioni operative in vista dell’entrata in vigore dell’obbligo.

La novità nasce dal cosiddetto “Pacchetto Mobilità” dell’Unione Europea, che negli ultimi anni ha introdotto una serie di modifiche alla disciplina dell’autotrasporto, con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore sicurezza stradale, condizioni di concorrenza più equilibrate e un controllo più efficace dei tempi di guida e di riposo. Fino ad oggi, il tachigrafo è stato associato soprattutto ai mezzi pesanti sopra le 3,5 tonnellate. Dal prossimo luglio, invece, una parte dei furgoni e dei veicoli commerciali leggeri utilizzati nei traffici internazionali entrerà pienamente nel perimetro delle regole europee sui tempi di guida, sulle pause e sui riposi.

Attenzione, però: non tutti i furgoni saranno interessati. La circolare MIT chiarisce che l’estensione riguarda i trasporti di merci in conto terzi effettuati in ambito internazionale o in cabotaggio. Rientrano inoltre i trasporti in conto proprio in ambito internazionale, ma soltanto quando la guida costituisce l’attività principale del conducente. Restano invece esclusi i trasporti nazionali, sia in conto terzi sia in conto proprio, e i trasporti internazionali in conto proprio nei quali la guida non rappresenta l’attività prevalente della persona che conduce il mezzo.

In pratica, il nuovo obbligo colpirà soprattutto quelle imprese che utilizzano veicoli commerciali leggeri per consegne, trasporti urgenti, collegamenti transfrontalieri o attività di cabotaggio all’interno di altri Paesi europei. Per molti operatori, soprattutto piccole aziende e flotte leggere, si tratta di un passaggio importante: il furgone non potrà più essere gestito come un mezzo “fuori sistema”, ma dovrà essere inserito in un’organizzazione aziendale capace di controllare tempi, registrazioni, carte tachigrafiche, formazione e documentazione.

Il tachigrafo richiesto sarà quello intelligente di seconda generazione, indicato come G2V2. Si tratta di un dispositivo più evoluto rispetto alle precedenti versioni, in grado di registrare automaticamente i passaggi di frontiera tramite localizzazione satellitare GNSS, memorizzare la posizione del veicolo ogni tre ore cumulative di guida e durante le operazioni di carico e scarico, oltre a trasmettere alcuni dati alle autorità di controllo attraverso comunicazioni a distanza.

Dal punto di vista operativo, il conducente dovrà utilizzare il tachigrafo e la carta conducente per le attività rientranti nel campo di applicazione della norma. Un aspetto particolarmente delicato riguarda i casi misti, cioè quei veicoli che alternano trasporti nazionali e internazionali. Nelle tratte esclusivamente nazionali resta l’esenzione e potrà essere utilizzata la funzione “out of scope”, ma quando il mezzo effettua trasporto internazionale o cabotaggio tornano pienamente applicabili gli obblighi di registrazione. Il MIT richiama inoltre la necessità di garantire la continuità delle registrazioni per i 56 giorni precedenti al controllo.

Non si tratta, quindi, soltanto di montare un dispositivo a bordo. Le imprese dovranno organizzarsi per tempo: verificare quali veicoli rientrano nell’obbligo, programmare l’installazione presso officine autorizzate, dotare i conducenti della carta tachigrafica, formare il personale sull’utilizzo corretto dello strumento e aggiornare le procedure interne di controllo. La circolare sottolinea infatti che dal 1° luglio 2026 gli obblighi di organizzazione, formazione, istruzione e controllo previsti a carico delle imprese si applicheranno anche ai conducenti di questi veicoli commerciali leggeri quando impegnati in trasporti internazionali o di cabotaggio.

Un passaggio non secondario riguarda la qualificazione professionale. Il MIT evidenzia che i conducenti che guidano esclusivamente veicoli tra 2,5 e 3,5 tonnellate non sono automaticamente soggetti all’obbligo di CQC. Proprio per questo la formazione aziendale diventa ancora più importante: l’autista deve sapere come registrare correttamente le attività, come utilizzare la carta conducente, come gestire le pause e quali documenti esibire in caso di controllo.

La nuova disciplina avrà un impatto concreto su una fetta crescente del mercato. Negli ultimi anni il trasporto leggero ha assunto un ruolo sempre più rilevante nella logistica, nelle consegne rapide e nei collegamenti internazionali a corto e medio raggio. L’estensione del tachigrafo ai veicoli sopra le 2,5 tonnellate rappresenta, di fatto, un cambio di passo: più controlli, più adempimenti, ma anche maggiore tracciabilità e regole più uniformi tra operatori che svolgono attività simili con mezzi di peso diverso.

Per le aziende la raccomandazione è chiara: non attendere l’ultimo momento. Il rischio è arrivare alla scadenza con officine sature, carte tachigrafiche non ancora disponibili, autisti non formati e procedure interne non adeguate. Il 1° luglio 2026 non sarà una data simbolica, ma l’avvio di un nuovo regime operativo per molti veicoli commerciali leggeri che lavorano oltre confine.

Per il settore dell’autotrasporto, la sfida sarà trasformare l’ennesimo obbligo normativo in un’occasione di maggiore organizzazione. Perché il tachigrafo sui furgoni non riguarda solo la tecnologia installata sul cruscotto: riguarda il modo in cui l’impresa pianifica i viaggi, gestisce i conducenti, controlla i tempi e tutela la sicurezza su strada.

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