Suicidio di un camionista, due condanne per omicidio colposo: una sentenza destinata a segnare la sicurezza sul lavoro

Una decisione giudiziaria destinata ad aprire un importante precedente nel panorama della salute e sicurezza sul lavoro arriva dal Tribunale di Torino, che ha condannato l’amministratore delegato di Af Logistic e il responsabile del magazzino di Rivalta Torinese per la morte di Renato Fesce, camionista di 59 anni che si tolse la vita nel marzo 2023.

Secondo quanto emerso nel corso del processo, il lavoratore avrebbe operato per lungo tempo in un contesto caratterizzato da forti pressioni, umiliazioni e turni di lavoro particolarmente gravosi, con giornate che arrivavano fino a 14 ore. Gli elementi raccolti dagli inquirenti hanno evidenziato una situazione di stress lavoro-correlato tale da incidere profondamente sul suo equilibrio psicologico, fino al tragico gesto.

Il tribunale ha riconosciuto la responsabilità degli imputati per omicidio colposo, infliggendo condanne rispettivamente a un anno e un mese e a otto mesi di reclusione. Si tratta di una pronuncia che molti osservatori definiscono storica, poiché riconosce il nesso tra le condizioni lavorative e il suicidio del dipendente, qualificando quest’ultimo come conseguenza di un infortunio sul lavoro.

Soddisfazione è stata espressa dall’associazione Sicurezza e Lavoro, costituitasi parte civile nel procedimento. Il direttore Massimiliano Quirico ha sottolineato come la sentenza affermi un principio di grande rilievo: il datore di lavoro ha l’obbligo di valutare e prevenire anche i rischi legati allo stress e alla salute mentale dei propri dipendenti, al pari dei rischi fisici.

L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Rossella Salvati, ha ricostruito un quadro di persistenti vessazioni organizzative e di un disagio già manifestato dalla vittima, che aveva in precedenza tentato il suicidio. La denuncia era stata presentata dalla famiglia attraverso l’avvocata Maria Grazia Pellerino.

Nel procedimento sono stati riconosciuti risarcimenti anche alle organizzazioni sindacali Filt CGIL e SI Cobas, costituite parte civile. Secondo i loro legali, si tratta della prima sentenza italiana che attribuisce responsabilità penale ai vertici aziendali per un suicidio riconducibile alle condizioni di lavoro.

La vicenda riporta al centro dell’attenzione un tema sempre più rilevante anche nel settore dell’autotrasporto: la tutela della salute psicologica degli autisti. Ritmi di lavoro intensi, pressioni operative, carenza di personale e responsabilità crescenti rappresentano fattori che richiedono una gestione attenta da parte delle imprese. La sicurezza sul lavoro, infatti, non riguarda esclusivamente la prevenzione degli incidenti stradali o degli infortuni fisici, ma comprende anche la protezione del benessere mentale dei lavoratori, oggi riconosciuto come elemento essenziale per garantire condizioni di lavoro realmente sicure e sostenibili.

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