Stretto di Messina, le attese dei camion restano un problema strutturale

Fino a sei ore per attraversare lo Stretto. Gli autotrasportatori chiedono una gestione più efficiente dei flussi e interventi sulle infrastrutture portuali

Il passaggio dello Stretto di Messina continua a rappresentare un punto critico per l’autotrasporto siciliano. Durante l’esodo di Ferragosto sono arrivate numerose segnalazioni di conducenti costretti ad attendere anche sei ore prima di poter accedere ai traghetti, sia nell’area di Tremestieri sia al Porto Storico di Messina.

A riportare nuovamente l’attenzione sul problema è la Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani Nazionale (Laaisn), secondo cui le difficoltà non possono essere ricondotte esclusivamente all’aumento stagionale del traffico. Alla base ci sarebbe una gestione dei flussi considerata insufficiente, con ripercussioni dirette sull’attività degli autotrasportatori.

Il tempo trascorso in coda ha infatti conseguenze anche sull’organizzazione dei turni di guida. Le ore impiegate nell’attesa dell’imbarco vengono sottratte al tempo operativo dei conducenti, con possibili effetti sulla programmazione dei viaggi e sulle consegne.

La situazione non è nuova. Negli ultimi anni le associazioni di categoria hanno più volte segnalato criticità nei collegamenti tra la Sicilia e la Calabria, chiedendo un maggiore coordinamento tra porti, società di navigazione e autorità competenti. Tremestieri, in particolare, avrebbe dovuto diventare il principale punto di riferimento per il traffico commerciale, riducendo la pressione sul centro di Messina.

Nel frattempo, il tema infrastrutturale rimane aperto. Il 4 agosto il Cipess ha espresso parere favorevole a un finanziamento complessivo di 357,65 milioni di euro destinato a 14 interventi in nove porti italiani nel periodo 2025-2035. Nel programma sono comprese anche opere riguardanti lo scalo di Tremestieri, inserite nel più ampio piano per migliorare l’accessibilità degli scali collegati alla rete Ten-T.

Per gli operatori, tuttavia, resta la necessità di interventi capaci di produrre effetti concreti sui tempi di attraversamento. L’obiettivo è evitare che il collegamento marittimo, indispensabile per la continuità territoriale e per il trasporto delle merci, continui a trasformarsi in un punto di accumulo di ritardi e costi per imprese e conducenti.

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