Dicembre il mese dei bilanci, per l’autotrasporto si chiude un anno particolarmente duro, un settore, che nonostante condizioni sempre più complesse, continua a muoversi. Le ultime settimane hanno riportato al centro un’emergenza che non può più essere ignorata: l’escalation di furti, rapine e aggressioni ai danni dei camion. L’area del Milanese è diventata l’epicentro di furti di merce e carburante, container svuotati e rapine organizzate, con gruppi che utilizzano veicoli rubati e chiodi a tre punte per bloccare le strade. Situazioni analoghe si registrano in Puglia, Lazio, Campania e lungo importanti tratte autostradali. In molte aree di sosta la presenza delle forze dell’ordine è ormai insufficiente, mentre quasi un terzo dei furti avviene su camion parcheggiati in zone non protette, dove gli autisti sono costretti a sostare per rispettare i tempi di guida.
Nel frattempo, dal primo gennaio è entrato in vigore l’aumento del “de minimis” a 300.000 euro in tre anni. Una buona notizia che finalmente allinea l’autotrasporto agli altri settori economici, offrendo un margine più ampio per accedere agli aiuti di Stato.
Sul fronte delle infrastrutture, è stata approvata la nuova legge quadro sugli interporti che sostituisce una normativa vecchia di 35 anni e riconosce finalmente il valore strategico della logistica integrata. Dalla pubblicazione del nuovo Conto Nazionale Trasporti emergono però dati preoccupanti: dal 2010 sono spariti oltre 10,7 miliardi di tonnellate-km, mentre la strada continua comunque a rappresentare circa il 62% del traffico merci nazionale. La chiusura dell’ex Ilva di Taranto aggiunge un ulteriore elemento critico: un intero flusso logistico sud-nord si sta spegnendo, con gravi ricadute per le imprese che per decenni hanno lavorato su quel corridoio industriale.
A pesare ci sono anche le inefficienze burocratiche: oltre mille domande per gli incentivi all’acquisto dei veicoli del 2024, ma più di seicento imprese non hanno poi inviato la rendicontazione, bloccando contributi e sottraendo risorse ad altre aziende pronte a investire. Il tutto si inserisce in un quadro più ampio, ben riassunto da Trasportounito: l’autotrasporto italiano si trova “in mezzo alla strada”, schiacciato tra scelte politiche sbagliate, liberalizzazioni mal gestite, illegalità diffuse e una rappresentanza frammentata.
Il 2025 si chiude così: con un settore stanco, esposto, indispensabile e troppo spesso lasciato solo. Il 2026 dovrà essere l’anno in cui si passa dagli annunci ai fatti, perché senza sicurezza, investimenti e una vera politica industriale, l’Italia continuerà a dipendere da un sistema che regge solo grazie alla determinazione di chi, ogni giorno, accende un camion e tiene in piedi il Paese. Con questo editoriale di fine anno, voglio augurare a tutti un sereno Natale e buone feste!
AUTOVELOX SONO 3625 ED IL MINISTERO PUBBLICA LA MAPPA
Per gli autovelox sparsi nel territorio nazionale il Ministero ha pubblicato ed è consultabile la mappa ufficiale di tutti gli autovelox e Tutor autorizzati sul territorio della Penisola. L’elenco è..



