Muore durante una consegna a Piacenza: il caso riapre il tema della fatica nel lavoro dei corrieri

Un malore improvviso mentre stava effettuando una consegna. È morto così, a 42 anni, Pasquale Andriotta, corriere impiegato attraverso un’azienda in appalto per BRT e padre di tre figli. L’episodio è avvenuto nella mattinata di lunedì 31 agosto, in vicolo del Guazzo, a Piacenza.

L’uomo stava movimentando alcuni pacchi dal proprio furgone quando si è sentito male e si è accasciato. L’intervento dei soccorritori è stato tempestivo, ma le condizioni sono apparse subito gravissime. Trasportato in ospedale, è deceduto poco dopo.

Saranno gli accertamenti a stabilire che cosa abbia provocato il malore. Al momento non è possibile stabilire un collegamento diretto tra la morte e l’attività lavorativa. Tuttavia, alcune circostanze rendono la vicenda particolarmente delicata.

Andriotta si trovava infatti nell’ultimo giorno del proprio contratto a termine. Secondo le informazioni raccolte dalla Filt-Cgil tra i colleghi, il lavoratore sarebbe stato preoccupato per la possibilità di non ottenere il rinnovo.

Nello stesso giorno era inoltre in corso uno sciopero dei dipendenti impegnati nell’appalto BRT dell’area Piacenza-Caorso, affidato ad Afs Service. La protesta riguardava, tra gli altri aspetti, l’aumento dei carichi di lavoro, la riduzione degli organici e una gestione dei turni considerata sempre più gravosa.

Sono elementi che non consentono, da soli, di individuare una causa. Ma impongono di interrogarsi sulle condizioni nelle quali viene svolto quotidianamente il lavoro della consegna.

Il lavoro oltre il pacco consegnato

Quello del corriere è un mestiere che dall’esterno appare spesso semplice e lineare: ritirare, guidare, fermarsi e consegnare. La realtà operativa è molto diversa.

Una giornata può significare affrontare decine di fermate, movimentare colli, salire e scendere continuamente dal mezzo, rispettare tempi di consegna, affrontare il traffico e gestire imprevisti. A questo si aggiungono le condizioni climatiche, la pressione dei tempi e la necessità di mantenere un livello costante di produttività.

Sono fattori che non permettono, però, di attribuire automaticamente al lavoro una responsabilità nel decesso di Andriotta. Su questo saranno gli accertamenti delle autorità a fornire elementi concreti.

La vicenda porta però nuovamente al centro un tema più generale: la tutela psicofisica di chi lavora ogni giorno nella distribuzione e nell’ultimo miglio.

Quando i numeri incontrano le persone

Il settore della logistica utilizza inevitabilmente parametri quantitativi: consegne effettuate, chilometri percorsi, tempi, volumi movimentati. Sono indicatori necessari per organizzare un’attività complessa.

Il rischio nasce quando questi numeri diventano l’unico modo per misurare il lavoro.

Dietro ogni consegna c’è infatti un lavoratore. Una persona che può essere affaticata, avere problemi personali o attraversare una situazione di particolare pressione. Per questo la prevenzione non dovrebbe limitarsi agli aspetti tecnici, ma comprendere anche una valutazione concreta dei carichi e delle condizioni nelle quali il servizio viene svolto.

Turnazioni equilibrate, pause effettivamente utilizzabili, attenzione alle temperature, formazione e strumenti per segnalare situazioni di difficoltà rappresentano possibili elementi di una strategia più ampia di prevenzione.

La carenza di personale non può diventare un alibi

Il tema si intreccia anche con la difficoltà, denunciata da tempo in diversi comparti della logistica e dell’autotrasporto, di reperire personale.

Quando gli organici sono ridotti, il rischio è che il carico operativo venga trasferito sui lavoratori presenti. Ma l’aumento della produttività individuale non può essere l’unica risposta a una carenza strutturale di personale.

Occorre interrogarsi anche sulle ragioni che rendono difficile attrarre e mantenere lavoratori nel settore: organizzazione, condizioni economiche, orari, pressione operativa e prospettive professionali.

La morte di Pasquale Andriotta non consente conclusioni premature. Può però rappresentare l’occasione per verificare se esistano margini per rendere più sicuro e sostenibile un lavoro svolto ogni giorno da migliaia di persone.

Il cordoglio di BRT

BRT ha espresso il proprio cordoglio per la scomparsa di Pasquale Andriotta, precisando che il lavoratore apparteneva a una società fornitrice operante nell’area di Piacenza e che il decesso è stato provocato da un improvviso malore.

L’azienda ha inoltre ribadito che sicurezza e benessere delle persone costituiscono una priorità e ha comunicato di stare collaborando con le autorità, mettendo a disposizione le informazioni necessarie agli accertamenti.

Per rispetto della famiglia e in attesa che vengano chiarite le circostanze dell’accaduto, BRT non ha fornito ulteriori dettagli.

Restano ora da comprendere le cause del malore e le circostanze precise della morte. Nel frattempo, la vicenda richiama l’attenzione su una questione che riguarda l’intero comparto: come organizzare il lavoro dell’ultimo miglio garantendo efficienza, ma anche condizioni compatibili con la sicurezza e la tutela delle persone.

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