Ci sono impegni che, quando restano tali troppo a lungo, finiscono per trasformarsi in un costo aggiuntivo per chi ogni giorno tiene in movimento il Paese.
L’autotrasporto italiano continua a fare la propria parte. Lo fa sulle autostrade, nei porti, negli interporti, nelle aree industriali e nei centri logistici. Lo fa affrontando rincari, cantieri, carenza di autisti, tempi di attesa sempre più lunghi e margini economici sempre più ridotti. E continua a farlo con senso di responsabilità, garantendo che merci, materie prime e beni essenziali arrivino a destinazione.
Ma la responsabilità non può essere a senso unico.
Il settore attende ancora risposte concrete su questioni fondamentali. Tra queste c’è il credito d’imposta da 300 milioni di euro, annunciato come misura di sostegno alle imprese, ma che ancora oggi attende di essere reso fruibile. Parliamo di risorse che le aziende hanno già anticipato quattro mesi fa non di un favore concesso dall’alto.
Le imprese hanno bisogno di certezze, non di annunci. Hanno bisogno di strumenti realmente utilizzabili, non di misure che rimangono sospese tra comunicati stampa e procedure amministrative.
Per questo la manifestazione promossa da Trasportounito il 20 giugno a Roma, davanti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, non è stata un episodio isolato né una semplice protesta. È stata la dimostrazione che il mondo dell’autotrasporto è vivo e vuole far sentire la propria voce ogni volta che i problemi vengono rinviati o sottovalutati.
Quella piazza ha lanciato un messaggio preciso: il settore non è disposto ad assistere in silenzio al progressivo indebolimento di uno dei pilastri dell’economia nazionale.
L’autotrasporto non chiede privilegi. Chiede il rispetto degli impegni assunti, tempi certi, regole applicabili, controlli equi, infrastrutture efficienti, sicurezza e una reale valorizzazione del lavoro svolto ogni giorno da migliaia di imprese e autisti.
Noi di Trasportounito continueremo a vigilare affinché gli impegni non restino sulla carta. Continueremo a confrontarci con le istituzioni, ma anche a denunciare r



