Hormuz, cessate il fuoco finito: nuova allerta sul prezzo gasolio

La tregua non aveva prodotto un vero calo alla pompa. Ora la ripresa delle tensioni riaccende il rischio di nuovi rincari per le imprese di autotrasporto

di Dario Bocchetti

Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è terminato e lo Stretto di Hormuz torna al centro delle preoccupazioni dei mercati energetici.

Donald Trump ha annunciato la fine della tregua, mentre il traffico delle petroliere nell’area continua a risentire delle tensioni e dei maggiori rischi per la navigazione. Per il settore dell’autotrasporto si riapre così il timore di una nuova fase di instabilità sul prezzo del gasolio.

Negli ultimi trenta giorni il carburante aveva mostrato una parziale discesa, senza però trasferire completamente alla pompa il calo registrato dal petrolio durante il cessate il fuoco.

Gasolio, un mese di ribassi solo temporanei

A metà giugno il prezzo medio nazionale del gasolio self superava ancora i 2 euro al litro.

Con la diminuzione delle tensioni internazionali e il calo del Brent, il prezzo era progressivamente sceso, arrivando nei primi giorni di luglio intorno a 1,88 euro al litro.

Il beneficio, però, è durato poco.

Dal 4 luglio, con la fine della riduzione temporanea delle accise, il prezzo ha ripreso a salire. Nel giro di pochi giorni il gasolio è tornato vicino a 1,97 euro al litro sulla rete ordinaria e ha superato nuovamente i 2 euro in autostrada.

Il risultato è che una parte consistente del ribasso accumulato durante la tregua è stata rapidamente cancellata.

Perché il gasolio non è sceso quanto il petrolio

Il prezzo del diesel non dipende soltanto dalla quotazione del greggio.

Durante il cessate il fuoco il Brent era sceso sensibilmente, ma il gasolio raffinato era rimasto caro a causa della limitata disponibilità di prodotto, delle scorte contenute e degli elevati margini delle raffinerie.

In altre parole, il petrolio poteva costare meno, ma il diesel pronto per essere immesso sul mercato continuava a essere scarso e costoso.

Sul prezzo finale incidono inoltre altri elementi:

  • costi di raffinazione;
  • trasporto e assicurazione delle navi;
  • andamento del cambio euro-dollaro;
  • margini della distribuzione;
  • accise e IVA;
  • rischio geopolitico sulle principali rotte energetiche.

Per questo il calo del greggio non si trasferisce sempre in modo immediato e proporzionale sui prezzi alla pompa.

La fine dello sconto sulle accise

In Italia ha pesato anche la conclusione della riduzione temporanea delle accise.

Lo sconto era pari a 5 centesimi al litro, corrispondenti a circa 6,1 centesimi considerando anche l’IVA.

Dal 4 luglio, con il ritorno alla tassazione ordinaria, il prezzo del gasolio è aumentato quasi immediatamente.

La fine dello sconto fiscale ha quindi assorbito buona parte della diminuzione maturata nelle settimane precedenti, proprio mentre sullo scenario internazionale tornavano ad aumentare le tensioni.

Il rischio per l’autotrasporto

Per una famiglia, un aumento di pochi centesimi significa qualche euro in più per ogni pieno. Per un’impresa di autotrasporto, invece, l’impatto può diventare molto più pesante.

Un rincaro di 5 centesimi al litro determina:

  • 50 euro in più ogni 1.000 litri;
  • 500 euro ogni 10.000 litri;
  • 2.500 euro ogni 50.000 litri.

Con un aumento di 10 centesimi, questi costi raddoppiano.

Il problema riguarda soprattutto le aziende che lavorano con margini ridotti e contratti che non consentono un rapido adeguamento delle tariffe di trasporto.

Ora il mercato torna nell’incertezza

Il cessate il fuoco aveva contribuito a contenere il prezzo del petrolio, ma non aveva risolto le criticità del mercato del diesel.

Il gasolio era rimasto caro per la scarsità di prodotto raffinato, per i costi della distribuzione e per la pressione fiscale. Ora, con la tregua terminata e Hormuz nuovamente al centro delle tensioni, il rischio di ulteriori rincari torna concreto.

Molto dipenderà dalla durata della nuova fase di scontro, dalla regolarità del traffico marittimo e dall’andamento delle quotazioni internazionali.

Per l’autotrasporto italiano, però, il problema è già evidente: il gasolio è tornato vicino ai 2 euro al litro senza essere mai realmente sceso ai livelli sperati durante la tregua.

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