E’ MORTO MAURIZIO LONGO: I TIR NEL DESTINO

Si è spento a Roma, dopo una lunga malattia, il Segretario Generale di Trasportounito

Committenza, miliardi destinati al settore e mai realmente arrivati alle aziende, il ruolo determinante dell’autotrasporto e una categoria che troppo spesso qualcuno ha pensato di poter costringere a una nuova forma di schiavismo sulle strade.

Sono solo alcuni dei temi che hanno accompagnato, anno dopo anno e chilometro dopo chilometro, il percorso di Maurizio Longo, sempre al fianco delle imprese dell’autotrasporto e di quel vasto microcosmo di padroncini per i quali, troppo spesso, sopravvivere ha significato semplicemente “subire”.

Il contachilometri di Maurizio Longo si è fermato oggi, dopo che per anni una lunga malattia gli aveva negato persino la tranquillità di un parcheggio sicuro. Quello stesso parcheggio che, ogni notte, centinaia di “forzati del volante” continuano a cercare lungo le autostrade italiane, in aree di sosta troppo poche o mai realizzate.

Nato a Latina il 10 settembre 1962, promessa del calcio dilettantistico, Longo si era progressivamente avvicinato al mondo dell’autotrasporto fino a diventarne uno dei più profondi conoscitori e interpreti.

Memorabili alcune delle sue battaglie sindacali, compreso un fermo nazionale della categoria negli anni in cui guidava Fita-Cna.

Nel 2008, insieme a Franco Pensiero, storico presidente e soprattutto amico, aveva fondato Trasportounito, con l’obiettivo di costruire un sindacato che avesse una sola regola fondamentale: difendere l’autotrasporto e chi, ogni giorno, vive di strada, camion e impresa.

Una categoria alla cui importanza strategica per l’economia produttiva del Paese non è mai corrisposto, secondo Longo, un adeguato riconoscimento politico, economico e sociale.

Trasportounito ha più volte denunciato lo strapotere contrattuale della committenza e un sistema nel quale numerosi interventi pubblici, nati con l’obiettivo dichiarato di sostenere e risanare strutturalmente l’autotrasporto, hanno finito troppo spesso per produrre benefici lontani dalle aziende che quei provvedimenti avrebbero dovuto tutelare.

La lunga malattia non ha impedito a Maurizio Longo, definito da alcuni “la vecchia volpe dell’autotrasporto italiano”, di continuare a essere presente ai tavoli di confronto e in tutte le occasioni nelle quali fosse necessario discutere del futuro del settore.

Lo ha fatto anche quando le sue posizioni entravano apertamente in contrasto con quelle di altre organizzazioni dell’autotrasporto.

Con una fatica crescente.

Con una voce sempre più flebile.

Ma con una volontà e una grinta rimaste immutate, forse persino rafforzate da decenni di militanza e battaglie combattute in prima linea.

Questa volta non è stata una curva improvvisa.

Non è stata una coda in autostrada.

Il suo motore non si è fermato per mancanza di gasolio né per scarsa manutenzione.

Forse Maurizio Longo si è fermato soltanto per fare nuovamente il pieno.

E ripartire lungo nastri d’asfalto che non sono tracciati sulle carte stradali e che nessun navigatore di bordo potrà mai indicare.

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