di Dario Bocchetti

Il caro carburanti continua a pesare sulle imprese e colpisce in modo particolare il settore dell’autotrasporto, dove il gasolio non rappresenta una voce accessoria, ma uno dei principali costi d’esercizio.
Secondo i dati aggiornati del MIMIT all’8 luglio 2026, il prezzo medio nazionale del gasolio in modalità self service è pari a 1,941 euro al litro sulla rete stradale e a 2,023 euro al litro sulla rete autostradale. In Campania, il prezzo medio del gasolio self risulta in linea con il dato nazionale, attestandosi a 1,941 euro al litro.
Numeri che, letti dal punto di vista di chi utilizza un’auto privata, rappresentano certamente un aggravio. Ma per un’impresa di autotrasporto assumono un peso molto più rilevante: ogni centesimo in più al litro si traduce in migliaia di euro di costi aggiuntivi su base annua.
Un mezzo pesante che percorre circa 120.000 chilometri all’anno, con un consumo medio stimato in 3,3 chilometri per litro, può arrivare a utilizzare circa 36.000 litri di gasolio in dodici mesi. Questo significa che un aumento di 25 centesimi al litro può generare un aggravio di circa 9.000 euro per singolo camion. Su una flotta di dieci mezzi, l’impatto può arrivare a 90.000 euro.
Il problema, quindi, non è soltanto il prezzo alla pompa. Il vero nodo riguarda la tenuta economica delle aziende. Nel trasporto merci, il carburante può incidere mediamente tra il 30% e il 35% dei costi operativi; una quota simile è rappresentata dal costo del lavoro. Insieme, queste due voci possono superare il 65-70% dei costi complessivi dell’impresa.
Per questo motivo, quando il gasolio aumenta rapidamente, il margine delle imprese si riduce fino quasi ad azzerarsi. In molti casi, i trasportatori sono costretti ad anticipare immediatamente il costo del carburante, mentre i corrispettivi dei servizi vengono incassati dopo 60, 90 o più giorni. Una dinamica che crea tensione finanziaria e rende sempre più difficile programmare investimenti, rinnovo del parco mezzi e continuità operativa.
Il settore chiede da tempo misure strutturali e non interventi emergenziali una tantum. Tra le proposte avanzate dalle associazioni di categoria ci sono il credito d’imposta sui maggiori costi del carburante, la possibilità di utilizzare più rapidamente il credito derivante dal rimborso accise, l’adeguamento dei valori indicativi dei costi di esercizio e una maggiore applicazione della clausola di adeguamento carburante nei contratti di trasporto.
Il tema è centrale anche per la regolarità del mercato. Se i costi reali non vengono riconosciuti nelle tariffe, il rischio è quello di comprimere ulteriormente i margini delle imprese sane, favorendo concorrenza sleale e condizioni contrattuali non sostenibili.
L’autotrasporto resta una componente essenziale della filiera economica nazionale: merci, produzioni, distribuzione e servizi dipendono ogni giorno dal lavoro dei trasportatori. Ignorare l’incidenza del gasolio sui costi d’esercizio significa sottovalutare un problema che non riguarda solo le imprese del settore, ma l’intero sistema produttivo.
Il caro carburanti non può essere trattato come una semplice oscillazione di mercato. Serve una risposta concreta, capace di tutelare le imprese di autotrasporto, garantire liquidità e assicurare condizioni di lavoro e di mercato sostenibili.



