Il Governo prepara lo stop ai tagli lineari delle accise e studia interventi selettivi. Per le imprese di trasporto il nodo è decisivo: il diesel resta sopra i due euro al litro e Palazzo Chigi valuta un nuovo sistema di sostegno per i settori ad alto consumo di carburante.

di Dario Bocchetti
Il 5 settembre potrebbe rappresentare uno spartiacque nella gestione dell’emergenza carburanti. Non soltanto per gli automobilisti, ma soprattutto per quelle imprese che sul gasolio costruiscono quotidianamente una parte rilevante dei propri costi di esercizio.
In prima fila c’è inevitabilmente l’autotrasporto merci, uno dei comparti maggiormente esposti alle oscillazioni del prezzo del diesel.
Il Consiglio dei ministri ha prorogato fino al 5 settembre 2026 la riduzione del prezzo del gasolio di circa 17 centesimi al litro, ottenuta attraverso la riduzione dell’accisa e il relativo effetto sull’Iva. Contestualmente è stato prorogato anche il credito d’imposta destinato alle imprese di autotrasporto.
Ma il vero problema comincia dal giorno successivo.
Dal 6 settembre stop agli interventi per tutti
Il Governo sembra infatti intenzionato ad abbandonare progressivamente la politica dei tagli lineari alle accise.
Da marzo ad agosto gli interventi messi in campo per contenere il prezzo dei carburanti hanno assorbito circa 2,5 miliardi di euro. Una spesa difficilmente sostenibile a lungo, soprattutto se le tensioni internazionali sui mercati energetici dovessero proseguire.
La nuova strategia annunciata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti punta quindi verso misure selettive, differenziando gli interventi destinati alle famiglie da quelli rivolti ai settori produttivi.
Ed è proprio qui che entra in gioco l’autotrasporto.
Autotrasporto e logistica tra i settori che il Governo vuole tutelare
Secondo le indiscrezioni emerse nelle ultime ore, Palazzo Chigi starebbe studiando misure specifiche per le attività caratterizzate da un elevato consumo di carburante.
Tra queste vengono citate espressamente logistica e autotrasporto.
L’ipotesi è particolarmente significativa perché potrebbe determinare un cambiamento del sistema attualmente utilizzato. Oggi le imprese del settore possono beneficiare, in presenza dei requisiti previsti, delle agevolazioni sul gasolio commerciale e del credito d’imposta straordinario introdotto per attenuare l’aumento eccezionale del costo del diesel.
Il decreto approvato il 26 agosto ha inoltre incrementato di 22,1 milioni di euro le risorse destinate al credito d’imposta, facendo salire lo stanziamento complessivo previsto dalla misura da 364,1 a 386,2 milioni di euro.
Ma dopo il 5 settembre il quadro potrebbe cambiare ancora.
Secondo quanto riportato da Tgcom24, il Governo starebbe valutando nuove formule di sostegno per l’autotrasporto, che potrebbero anche prendere il posto dell’attuale regime di credito d’imposta. Al momento, tuttavia, non sono ancora state definite né modalità né importi.
Il diesel resta oltre quota due euro
Il problema, per le aziende, rimane il livello raggiunto dal prezzo alla pompa.
Il 26 agosto il prezzo medio nazionale del gasolio in modalità self service risultava pari a circa 2,137 euro al litro, mentre sulla rete autostradale la media saliva ulteriormente.
Per un automobilista significa spendere qualche euro in più per un pieno.
Per un’impresa che gestisce uno o più veicoli industriali significa invece vedere crescere una delle principali voci del proprio costo chilometrico.
Ed è questa la differenza fondamentale che dovrebbe guidare le prossime decisioni.
Per l’autotrasporto il carburante non rappresenta una spesa discrezionale, ma un fattore produttivo indispensabile. Ogni incremento del diesel incide direttamente sui costi delle aziende e, se non assorbito dall’impresa o riconosciuto dalla committenza, rischia inevitabilmente di trasferirsi lungo tutta la catena logistica.
Il rischio è trasferire il caro gasolio sui prezzi delle merci
La questione, quindi, va ben oltre i bilanci delle aziende di trasporto.
Gran parte delle merci consumate quotidianamente in Italia percorre almeno una parte della propria filiera su strada. Se il costo del trasporto aumenta stabilmente, prima o poi quella crescita rischia di riflettersi sul prezzo finale dei prodotti.
È proprio per evitare questo effetto che il Governo starebbe valutando una tutela specifica per i settori produttivi maggiormente dipendenti dai carburanti.
Per l’autotrasporto si apre quindi una fase decisiva.
La proroga fino al 5 settembre concede qualche giorno di respiro, ma non risolve il problema strutturale.
Ora il settore aspetta risposte
La domanda non è più soltanto se il Governo prorogherà ancora lo sconto sulle accise.
La questione è capire quale strumento verrà costruito per l’autotrasporto dal 6 settembre in poi.
Credito d’imposta? Un nuovo ristoro commisurato ai consumi? Un intervento specifico sulle accise del gasolio professionale? Oppure un meccanismo completamente nuovo?
Le ipotesi sono ancora aperte.
Una cosa, però, appare sempre più evidente: se verranno abbandonati i tagli generalizzati, l’autotrasporto chiederà che la specificità del settore venga riconosciuta.
Perché quando il gasolio supera stabilmente i due euro al litro, per chi muove merci su strada non si parla più soltanto di caro carburante: si parla direttamente della sostenibilità economica del trasporto.