Camionisti tra caldo, dumping e riposi: Carotenuto attacca “Servono dignità e diritti”

Il deputato M5S torna sulle condizioni di lavoro degli autisti e denuncia il mancato accoglimento delle proposte presentate per il settore. Al centro anche il divieto di tenere acceso il motore in sosta per utilizzare l’aria condizionata e il fenomeno del dumping sociale.

Torna al centro del dibattito politico la condizione dei camionisti e, più in generale, degli autisti impegnati nell’autotrasporto internazionale. A sollevare nuovamente la questione è Dario Carotenuto, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Lavoro alla Camera, che accusa Governo e maggioranza di non aver accolto le proposte avanzate dal suo gruppo a tutela dei conducenti.

Il parlamentare ha rilanciato il tema attraverso un video realizzato lo scorso 15 agosto nell’area di servizio Caserta Sud, denunciando innanzitutto il problema delle temperature raggiunte all’interno delle cabine durante le soste estive. Secondo Carotenuto, anche quest’anno sarebbe stata respinta la proposta del M5S per consentire ai conducenti, nelle giornate caratterizzate da temperature particolarmente elevate, di mantenere acceso il motore durante la sosta per utilizzare l’impianto di climatizzazione.

Il paradosso dell’aria condizionata

Il problema normativo esiste ed è concreto. L’articolo 157, comma 7-bis, del Codice della Strada vieta infatti di mantenere acceso il motore durante la sosta del veicolo con lo scopo di far funzionare l’impianto di condizionamento dell’aria. La sanzione prevista va attualmente da 223 a 444 euro.

Una disposizione nata evidentemente con l’obiettivo di limitare emissioni e consumi inutili, ma che assume un significato differente quando viene applicata a chi trascorre gran parte della propria giornata lavorativa all’interno della cabina di un camion, soprattutto durante le ondate di calore.

Non è peraltro la prima volta che Carotenuto porta la questione in Parlamento: già negli anni precedenti erano stati presentati emendamenti finalizzati a introdurre una deroga al divieto proprio per tutelare i lavoratori esposti a temperature elevate all’interno degli abitacoli.

Riposo settimanale: cosa prevede davvero l’Europa

La questione delle soste si intreccia con un altro tema fondamentale per gli autisti: quello dei periodi di riposo.

La normativa europea stabilisce che il riposo settimanale regolare di almeno 45 ore non possa essere trascorso all’interno del veicolo. Deve essere effettuato in una sistemazione adeguata, dotata di servizi appropriati, e per i conducenti dipendenti i relativi costi sono a carico del datore di lavoro.

Il problema, dunque, non è tanto l’assenza delle regole quanto la loro concreta applicazione lungo la filiera dell’autotrasporto: disponibilità di strutture adeguate, organizzazione dei viaggi, controlli e rispetto degli obblighi da parte delle aziende.

La denuncia sul dumping sociale

Carotenuto punta poi il dito contro un fenomeno ancora più ampio: il dumping sociale e salariale nel trasporto europeo.

Secondo il deputato, alcune realtà della logistica e dell’autotrasporto ricorrerebbero a lavoratori provenienti da Paesi extra UE con retribuzioni che, in determinati casi, possono attestarsi tra 650 e 1.000 euro mensili. Dati e cifre vengono riportati nella denuncia politica del parlamentare e pongono comunque al centro una questione ben conosciuta dal settore: una concorrenza giocata sul costo del lavoro può penalizzare non soltanto gli autisti, ma anche le imprese italiane ed europee che applicano regolarmente contratti, salari e normative.

Ed è probabilmente questo il punto più importante dell’intera vicenda.

Il tema non può ridursi alla contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Se un’impresa che rispetta contratti, tempi di guida, riposi e livelli salariali deve competere con operatori che riescono a comprimere drasticamente il costo del lavoro, il problema riguarda l’intero mercato dell’autotrasporto.

Regole sì, ma devono funzionare

La tutela ambientale, le norme sui tempi di guida e quelle sui riposi hanno ragioni precise e non possono essere semplicemente cancellate. Allo stesso tempo, però, occorre evitare che disposizioni nate con finalità condivisibili producano effetti paradossali quando vengono applicate alla quotidianità di chi vive la strada per lavoro.

Garantire aree di sosta adeguate, strutture per i riposi, controlli realmente efficaci contro il dumping e condizioni di lavoro dignitose significa tutelare gli autisti ma anche le aziende sane.

Perché dietro ogni camion che attraversa l’Italia e l’Europa c’è un lavoratore. E dietro quel lavoratore c’è un sistema economico che, senza autotrasporto, semplicemente si ferma.

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