La Camera boccia la proposta di consentire, in condizioni di caldo estremo, l’uso del motore durante le soste per alimentare il climatizzatore. Il tema resta però aperto, soprattutto per i veicoli privi di climatizzazione autonoma.
Il problema non è soltanto legislativo. È soprattutto concreto e riguarda le condizioni nelle quali migliaia di conducenti sono chiamati a effettuare le proprie pause e i periodi di riposo durante le giornate più calde.
Alla Camera è stata respinta la proposta che avrebbe introdotto una deroga temporanea al divieto di mantenere acceso il motore durante la sosta, limitatamente agli autotrasportatori impegnati in periodi di caldo particolarmente intenso. La votazione si è conclusa con 107 voti favorevoli, 165 contrari e 2 astensioni.
La questione è legata a una contraddizione che diventa evidente durante le ondate di calore. Il Codice della strada vieta di mantenere acceso il motore durante la sosta e prevede, per la violazione, una sanzione che può arrivare a 444 euro. Allo stesso tempo, il conducente che deve rispettare i tempi di riposo può essere costretto a trascorrere diverse ore all’interno della cabina, anche quando la temperatura esterna raggiunge livelli molto elevati.
Il problema riguarda soprattutto i veicoli che non dispongono di un sistema di climatizzazione utilizzabile a motore spento.
Una tecnologia già disponibile
La questione potrebbe essere affrontata senza necessariamente modificare il principio del divieto. I climatizzatori da fermo sono infatti già presenti sul mercato e consentono di mantenere condizioni termiche più adeguate all’interno della cabina durante le soste.
Questi dispositivi funzionano autonomamente rispetto al motore principale del camion, utilizzando principalmente l’energia delle batterie. In questo modo il conducente può climatizzare la cabina durante il riposo senza mantenere il propulsore acceso.
I vantaggi riguardano diversi aspetti: oltre a evitare il rischio di sanzioni, si riducono i consumi derivanti dal funzionamento del motore al minimo, le emissioni e il rumore nelle aree di parcheggio.
La criticità è rappresentata dal parco circolante. Non tutti i veicoli sono infatti equipaggiati con questa tecnologia e, soprattutto sui mezzi più datati, il climatizzatore da fermo può non essere presente.
Dalla deroga all’incentivo
È proprio su questo punto che potrebbe aprirsi una strada alternativa alla deroga emergenziale.
Se il problema è garantire al conducente condizioni adeguate durante il riposo, una possibile politica di sostegno potrebbe riguardare direttamente l’installazione dei sistemi di climatizzazione autonoma sui veicoli che ne sono sprovvisti.
Per le imprese di autotrasporto si tratterebbe di un investimento con effetti che vanno oltre la singola stagione estiva. Per il conducente significherebbe poter utilizzare il climatizzatore durante le soste senza ricorrere al motore. Per il sistema pubblico, invece, potrebbe rappresentare un intervento mirato sulla sicurezza e sull’efficienza del parco veicolare.
Una misura di questo tipo potrebbe inoltre essere collegata al rinnovo dei mezzi, favorendo l’acquisto di veicoli dotati di sistemi di climatizzazione autonoma oppure prevedendo contributi specifici per l’adeguamento dei camion più anziani.
Tre possibili scenari
Il confronto può essere quindi ricondotto a tre ipotesi.
Deroga temporanea. Consentire, esclusivamente in presenza di condizioni climatiche eccezionali, l’utilizzo del motore durante le soste prolungate per garantire il funzionamento del climatizzatore.
Incentivo al retrofit. Sostenere economicamente l’installazione dei climatizzatori da fermo sui veicoli che non ne sono equipaggiati.
Rinnovo del parco. Inserire la climatizzazione autonoma tra le dotazioni da valorizzare nei programmi di sostegno all’acquisto di nuovi veicoli.
Sono tre approcci differenti. Il primo interviene sull’emergenza. Gli altri due cercano invece di ridurre strutturalmente il problema.
Il tema sollevato in Parlamento, quindi, non si esaurisce con l’esito della votazione. Le temperature elevate stanno diventando una variabile sempre più rilevante anche per il trasporto professionale e impongono di ragionare sulle condizioni nelle quali gli autisti lavorano e riposano.
La questione, in definitiva, non riguarda soltanto la possibilità di tenere acceso o spento un motore. Riguarda la possibilità di garantire il riposo del conducente utilizzando soluzioni compatibili con le regole, con la riduzione dei consumi e con l’evoluzione tecnologica dei veicoli industriali.