Entrano in vigore le nuove disposizioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sull’omologazione dei dispositivi per il controllo della velocità. Ecco cosa cambia per automobilisti e autotrasportatori e come controllare la regolarità di un verbale.
Dal 12 luglio 2026 è ufficialmente in vigore il nuovo decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che disciplina l’omologazione, la taratura e i controlli periodici degli autovelox utilizzati per il rilevamento della velocità. Un provvedimento atteso da tempo, destinato a fare chiarezza dopo anni di contenziosi e pronunce della giurisprudenza sulla validità delle sanzioni elevate con dispositivi non correttamente omologati.
Per chi opera nel settore dell’autotrasporto, dove il rispetto dei limiti di velocità incide anche sulla gestione delle flotte e dei costi aziendali, conoscere le nuove regole diventa fondamentale.
Omologazione e approvazione non sono la stessa cosa
Uno dei punti centrali del decreto riguarda la distinzione tra approvazione e omologazione degli autovelox.
Il Codice della Strada prevede che i dispositivi siano omologati, ma negli anni molti strumenti sono stati utilizzati sulla base di semplici decreti di approvazione ministeriale. Una situazione che ha generato numerosi ricorsi.
La Corte di Cassazione ha infatti chiarito che si tratta di due procedure differenti: un apparecchio approvato non può essere considerato automaticamente omologato.
Per superare questa incertezza, il nuovo decreto inserisce nell’Allegato B l’elenco dei prototipi già approvati che vengono ora considerati omologati. Tutti gli altri dispositivi dovranno invece ottenere una specifica omologazione prima di poter essere impiegati.
Come verificare se il verbale è regolare
Ricevuta una multa per eccesso di velocità, il primo elemento da controllare è la data dell’infrazione, poiché le nuove disposizioni si applicano alle violazioni accertate dal 12 luglio 2026.
Successivamente è opportuno verificare che nel verbale siano riportati correttamente:
- marca e modello dell’autovelox;
- numero di matricola;
- estremi del decreto di omologazione;
- presenza del dispositivo nel censimento nazionale;
- data dell’ultima taratura;
- controlli periodici di funzionalità;
- corretta segnalazione della postazione di controllo.
Le informazioni riportate nel verbale devono essere coerenti con quelle registrate presso il Ministero. Qualora alcuni dati risultino mancanti o incompleti, il destinatario della sanzione può presentare una richiesta di accesso agli atti all’ente che ha emesso il verbale.
L’assenza dal censimento non annulla automaticamente la multa
È importante precisare che l’eventuale mancata iscrizione dell’autovelox nel censimento nazionale non determina automaticamente la nullità della sanzione.
L’irregolarità deve infatti essere fatta valere attraverso un ricorso, che sarà poi valutato dall’autorità competente.
Le vecchie multe restano valide?
Il nuovo decreto non produce effetti retroattivi.
Le sanzioni relative a infrazioni commesse prima del 12 luglio 2026 continuano a essere disciplinate dalla normativa vigente al momento dell’accertamento. Ciò significa che ogni verbale dovrà essere esaminato singolarmente, verificando eventuali criticità legate all’omologazione del dispositivo, alla taratura o ad altri possibili vizi formali.
Ricorso: tempi e modalità
Chi ritiene che una multa presenti irregolarità può scegliere tra due diverse strade:
- ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica;
- ricorso al Prefetto entro 60 giorni.
Le due procedure sono alternative e non possono essere avviate contemporaneamente.
In linea generale, chi decide di contestare una sanzione dovrebbe evitare di procedere al pagamento, poiché il versamento dell’importo comporta normalmente l’accettazione del verbale e preclude la possibilità di impugnarlo. Resta comunque il principio che ogni ricorso viene valutato caso per caso e che la decisione finale spetta al Prefetto o al giudice competente.
Per l’autotrasporto più certezze, ma resta l’attenzione ai controlli
L’intervento del MIT rappresenta un passo verso una maggiore uniformità nell’utilizzo degli autovelox e potrebbe contribuire a ridurre il contenzioso nato negli ultimi anni. Per le imprese di autotrasporto e per gli autisti professionali, tuttavia, resta fondamentale verificare con attenzione ogni verbale ricevuto e accertarsi che il dispositivo impiegato rispetti tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente. Una corretta gestione delle sanzioni può infatti incidere non solo sui costi aziendali, ma anche sulla tutela dei diritti degli operatori del settore.