L’autotrasporto italiano continua a vivere una fase di pressione estrema. Il caro gasolio, la mancanza di liquidità, i tempi di pagamento troppo lunghi, la carenza di autisti, l’aumento dei costi assicurativi, manutentivi e finanziari hanno azzerato i margini operativi fino a mettere in difficoltà soprattutto le piccole e medie imprese.
Il Governo è intervenuto con alcune misure importanti: il credito d’imposta sul gasolio, portato fino a circa 300 milioni di euro, la compensazione più rapida del rimborso accise trimestrale entro 30 giorni e la possibilità di dilazionare alcuni versamenti fiscali. Provvedimenti che hanno contribuito alla sospensione del fermo nazionale previsto a fine maggio.
Tuttavia, è necessario porsi una domanda semplice: tutto questo è sufficiente? Probabilmente no. Le misure adottate rappresentano certamente una boccata d’ossigeno per le imprese, ma non possono essere considerate una soluzione definitiva.
Il gasolio resta la voce più pesante nei bilanci aziendali. Secondo le stime riportate dal settore, può incidere mediamente intorno al 30% dei costi operativi e i rincari hanno prodotto extracosti difficili da ribaltare sui committenti. Quando il prezzo del carburante cresce rapidamente, molte aziende non hanno la forza contrattuale per aggiornare le tariffe in tempo reale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: si lavora di più, si incassa tardi e si guadagna sempre meno.
Per questo è necessario passare da una logica emergenziale a una strategia di lungo periodo. Serve un meccanismo automatico e stabile che tuteli le imprese quando il carburante supera determinate soglie. Serve rendere realmente applicabile l’adeguamento dei corrispettivi nei contratti di trasporto. Serve accorciare i tempi di pagamento, perché un’azienda che anticipa gasolio, pedaggi, stipendi, leasing e manutenzioni non può aspettare mesi per essere pagata.



