Se si cercasse una fotografia fedele dell’autotrasporto italiano nel 2026, probabilmente basterebbe affiancare due immagini: da un lato i numeri positivi del mercato dei veicoli industriali, dall’altro i tavoli istituzionali dove si continua a parlare di emergenze senza mai arrivare a soluzioni strutturali. Il risultato è un settore che cresce “nonostante”, più che “grazie”.
L’incontro del 22 aprile con il viceministro Edoardo Rixi si inserisce perfettamente in questo contesto. Al centro del confronto, ancora una volta, il caro carburante. È stato annunciato un possibile tavolo a Palazzo Chigi entro metà maggio, con la prospettiva di mettere sul piatto risorse importanti: si parla di almeno 500 milioni di euro sotto forma di credito d’imposta. Una cifra significativa, che però rischia di essere l’ennesimo intervento tampone in un sistema che avrebbe bisogno di ben altro.
Perché mentre si discute di ristori, il mercato manda segnali apparentemente incoraggianti. A marzo 2026 le immatricolazioni di veicoli industriali hanno raggiunto quota 2.455 unità, con una crescita del +10,84% su base annua . Il primo trimestre chiude a +4,84%, interrompendo la flessione del 2025 . Numeri che potrebbero far pensare a una ripartenza solida, se non fosse che – dettaglio non trascurabile – questa crescita è trainata quasi esclusivamente dagli incentivi pubblici, esauriti spesso in pochi istanti .
In altre parole, il mercato cresce finché qualcuno paga il conto. Quando i fondi finiscono, resta la realtà: costi dei mezzi aumentati oltre il 20%, carburanti alle stelle, pedaggi, assicurazioni e costo del lavoro in costante crescita, mentre le tariffe restano inchiodate . Un equilibrio che definire fragile è un eufemismo.
Non sorprende quindi che le imprese continuino a rifugiarsi quasi esclusivamente nel diesel, nonostante la narrazione sulla transizione energetica. L’elettrico resta marginale e, in alcuni segmenti, addirittura in calo . Più che una scelta tecnologica, sembra una questione di sopravvivenza economica.
In questo scenario, Trasportounito ha ribadito con forza la necessità di affiancare agli interventi economici misure normative concrete. Perché il vero problema non è solo la mancanza di risorse, ma l’assenza di regole efficaci. Costi minimi di sicurezza, adeguamento automatico del carburante nei contratti, tempi di pagamento certi: strumenti noti, discussi da anni, ma sistematicamente rimandati.
L’incontro con il viceministro ha però mostrato ancora una volta una certa distanza tra le esigenze del settore e il dibattito politico. Non sono mancati momenti di tensione tra le rappresentanze, con interventi che hanno preferito attaccare le modalità di protesta piuttosto che affrontare i nodi reali. Un diversivo che fotografa bene lo stato dell’arte: si discute di tutto, tranne di ciò che serve davvero.
Il bilancio finale resta quindi sospeso. Da un lato, promesse di interventi economici utili a tamponare le difficoltà di liquidità; dall’altro, nessun segnale concreto su riforme strutturali. E nel frattempo il mercato continua a muoversi in modo schizofrenico: cresce quando arrivano gli incentivi, si blocca quando finiscono.
Il paradosso è ormai evidente. L’autotrasporto italiano conosce perfettamente le soluzioni di cui ha bisogno. Il problema è che continua a non vederle applicate. E così, tra un tavolo e l’altro, resta fermo. Non per scelta, ma per necessità.



