Autotrasporto, il prezzo della sopravvivenza: migliaia di imprese scompaiono mentre il mercato si concentra nelle mani di pochi


In Italia oltre 20 mila aziende hanno lasciato il settore nell’ultimo decennio. In tutta Europa aumentano insolvenze e chiusure, mentre i grandi gruppi rafforzano la propria posizione. Un cambiamento strutturale che rischia di ridisegnare definitivamente il trasporto merci su strada.

L’autotrasporto europeo sta vivendo una trasformazione profonda, ma dietro i numeri della crescita dei grandi operatori si nasconde una realtà ben diversa: migliaia di imprese stanno scomparendo. Non si tratta di una normale evoluzione del mercato, bensì del risultato di un sistema che rende sempre più difficile la sopravvivenza delle aziende di piccole e medie dimensioni, schiacciate da costi in continua crescita e margini sempre più ridotti.

In Italia il fenomeno appare meno spettacolare rispetto ad altri Paesi europei, ma non per questo meno preoccupante. La concentrazione del mercato procede in maniera costante, mentre il numero degli operatori continua a ridursi anno dopo anno.

Sempre meno imprese, sempre più potere ai grandi gruppi

Secondo i dati elaborati dalle banche dati Infocamere-Unioncamere, oggi in Italia operano 76.083 imprese di autotrasporto merci, contro le oltre 96 mila registrate dieci anni fa. Significa che il comparto ha perso più di 20 mila aziende, con oltre 4.500 cessazioni concentrate soltanto negli ultimi due anni.

Parallelamente cresce il peso delle realtà più strutturate. Oggi appena 1.068 aziende generano un fatturato complessivo di circa 17,4 miliardi di euro, pari a oltre un terzo dell’intero giro d’affari nazionale del settore, controllando quasi il 33% del parco veicolare circolante.

Una fotografia che evidenzia come il mercato stia progressivamente spostando ricchezza e capacità operativa verso un numero sempre più ristretto di operatori.

Non è il mercato a selezionare: sono i costi

Attribuire questa trasformazione esclusivamente alla competizione sarebbe però riduttivo. A determinare la scomparsa delle imprese sono soprattutto fattori strutturali che incidono quotidianamente sui bilanci aziendali.

L’aumento del costo del gasolio, i pedaggi autostradali, il rinnovo dei contratti collettivi, gli investimenti richiesti dalla transizione digitale e ambientale e l’accesso sempre più difficile al credito stanno creando una pressione che molte imprese non riescono più a sostenere.

Le aziende prive di adeguata capitalizzazione o di una struttura organizzativa sufficientemente solida finiscono così per uscire lentamente dal mercato, spesso senza arrivare a procedure fallimentari vere e proprie, ma cessando semplicemente l’attività.

Il Belgio dimostra dove può portare questa crisi

Se in Italia il fenomeno si manifesta con una lenta erosione del tessuto imprenditoriale, il Belgio rappresenta il volto più drammatico della crisi europea.

Secondo i dati dell’Institute for Road Transport and Logistics Belgium, nel 2025 sono fallite 413 imprese di autotrasporto, il dato più elevato mai registrato nel Paese. Il 2026 conferma un’accelerazione della crisi: già nei primi tre mesi dell’anno sono state dichiarate insolventi 301 aziende del trasporto su strada, mentre l’intero comparto trasporti e logistica ha raggiunto 456 procedure concorsuali nel primo semestre.

Emblematica la vicenda del gruppo Ziegler, storico operatore belga con oltre un secolo di attività, entrato in crisi nel giugno 2026 e successivamente smembrato attraverso la cessione delle proprie attività ad altri grandi operatori logistici. Una vicenda che dimostra come nemmeno le aziende storiche siano ormai immuni dagli effetti della pressione economica.

Francia e Germania seguono la stessa traiettoria

La situazione non appare migliore negli altri principali mercati europei.

In Francia le associazioni di categoria segnalano una media di circa dieci imprese di autotrasporto insolventi ogni giorno lavorativo, mentre nel primo trimestre 2026 il comparto trasporti e logistica ha registrato un ulteriore incremento delle procedure fallimentari.

Anche la Germania evidenzia segnali allarmanti. Il settore dei trasporti e della logistica registra oggi il più elevato tasso di insolvenza tra tutti i comparti economici nazionali, con migliaia di aziende coinvolte e decine di migliaia di lavoratori interessati dalle crisi aziendali.

L’Italia regge, ma il tessuto imprenditoriale continua a impoverirsi

Le statistiche italiane mostrano un numero di fallimenti inferiore rispetto agli altri Paesi europei e una buona dinamica nelle nuove iscrizioni d’impresa. Tuttavia questo dato rischia di fornire una rappresentazione solo parziale della realtà.

Il problema italiano non è tanto l’esplosione delle insolvenze quanto la progressiva scomparsa delle aziende meno competitive. In dieci anni sono uscite dal mercato oltre 21 mila imprese, con una riduzione superiore al 20%.

Ancora più significativo è il cambiamento nella composizione del settore: mentre le società di capitali sono aumentate di oltre il 46%, le imprese individuali — i tradizionali “padroncini” che per decenni hanno rappresentato la spina dorsale dell’autotrasporto italiano — sono diminuite di circa il 40%.

Una concentrazione che rischia di cambiare il settore

Ogni impresa che chiude non rappresenta soltanto un’attività economica in meno. Significa perdita di competenze, riduzione della concorrenza e minore pluralità nel mercato.

Lo spazio lasciato libero viene rapidamente occupato da operatori di dimensioni sempre maggiori, attraverso acquisizioni, fusioni e processi di aggregazione che stanno ridisegnando la geografia della logistica europea.

La concentrazione del mercato non può quindi essere interpretata esclusivamente come un’evoluzione naturale del sistema. È anche il risultato di un modello economico che rende sempre più difficile fare impresa nell’autotrasporto senza dimensioni adeguate, capitale disponibile e una capacità di investimento ormai fuori dalla portata di molte aziende familiari.

Il rischio è evidente: se questa tendenza non verrà accompagnata da politiche capaci di sostenere la competitività delle piccole e medie imprese, il settore potrebbe perdere definitivamente quella rete di operatori indipendenti che per decenni ha garantito flessibilità, capillarità e resilienza al sistema logistico italiano. Il risultato sarebbe un mercato sempre più concentrato, meno competitivo e progressivamente controllato da un numero limitato di grandi gruppi, con effetti destinati a riflettersi sull’intera filiera del trasporto merci.

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