Autotrasporto fermo in Sicilia, scatta la protesta contro il caro gasolio: rischio blocco nazionale

È scattato dalla mezzanotte il fermo dell’autotrasporto in Sicilia, una protesta destinata a durare cinque giorni e che nasce dall’aumento dei costi del carburante e dalla mancanza di risposte concrete da parte del Governo. Il blocco, promosso dagli operatori del settore, punta a colpire in particolare il traffico nei porti e a rallentare i rifornimenti alla grande distribuzione, con l’obiettivo di evidenziare il ruolo centrale dei camion nella filiera dei beni essenziali. L’adesione potrebbe essere molto alta, con conseguenze immediate sulle operazioni di carico e scarico e possibili ripercussioni anche sugli scaffali dei supermercati. Alla base della protesta c’è il caro gasolio, aggravato dalle tensioni internazionali e dall’aumento dei costi energetici, ma anche il ritardo negli interventi annunciati per sostenere il comparto, tra cui il credito d’imposta ancora fermo e le difficoltà legate ai vincoli europei. Gli autotrasportatori chiedono inoltre misure concrete sui costi dei traghettamenti e maggiori garanzie sugli incentivi all’intermodalità. La protesta siciliana si inserisce in un clima di crescente tensione a livello nazionale e potrebbe rappresentare solo il primo passo verso un fermo più ampio: nei prossimi giorni non è esclusa una mobilitazione su scala nazionale, con il rischio di effetti a catena su logistica, approvvigionamenti e prezzi lungo tutta la filiera.

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