L’inizio del 2026 si colloca in una fase delicata per il settore dell’autotrasporto e della logistica, che continua a rappresentare un asse portante dell’economia nazionale, ma anche uno dei comparti maggiormente esposti con criticità strutturali e con scelte politiche spesso non allineate alle reali esigenze delle imprese.
Le ultime settimane hanno confermato un quadro complesso sul fronte dei costi operativi. Il prezzo del carburante, pur senza raggiungere i livelli di emergenza degli anni precedenti, incidono in modo significativo sui margini delle aziende, in particolare delle micro e piccole imprese che costituiscono la spina dorsale dell’autotrasporto italiano. A questo si sommano gli aumenti legati ai pedaggi autostradali, alla manutenzione dei mezzi, al costo del lavoro, in un contesto aggravato dalla persistente carenza di autisti qualificati, problema che richiede interventi strutturali ed urgenti.
Sul piano normativo e politico, il settore continua a muoversi in un clima di incertezza. Il confronto con le istituzioni resta aperto, ma appare evidente la necessità di superare una logica emergenziale fatta di misure spot e contributi occasionali. L’autotrasporto ha bisogno di una vera politica industriale di settore, capace di garantire programmazione, stabilità e una visione di medio-lungo periodo. Incentivi al rinnovo del parco veicolare ma sicuramente non quelli sull’elettrico, semplificazione amministrativa, certezza delle regole e tutela della redditività devono diventare pilastri strutturali.
Un tema centrale resta quello della transizione ecologica. Le imprese di trasporto non negano l’importanza degli obiettivi ambientali, ma è ormai chiaro che bisogna investire su veicoli idonei per il settore, perché la sostenibilità non può essere affrontata scaricando rischi e costi sugli operatori. Investimenti in veicoli a basse emissioni, nuove tecnologie e carburanti alternativi devono essere accompagnati da soluzioni e veicoli idonei, infrastrutture adeguate, tempi realistici e strumenti finanziari realmente accessibili. In assenza di queste condizioni, la transizione rischia di tradursi in una selezione forzata del mercato, penalizzando le realtà più fragili e riducendo la competitività del sistema logistico nazionale.
Parallelamente, permangono criticità storiche legate alla logistica integrata e ai rapporti di filiera: tempi di carico e scarico, squilibri contrattuali, responsabilità non equamente distribuite e ritardi nei pagamenti continuano a incidere pesantemente sull’operatività delle imprese di trasporto. Temi noti, ma ancora lontani da una soluzione concreta, che richiedono un intervento normativo chiaro e un rafforzamento dei principi di equità e corresponsabilità lungo tutta la catena del valore.
Come Trasportounito, continuiamo a sostenere con forza che l’autotrasporto non possa essere considerato un semplice costo da comprimere, ma una vera e propria infrastruttura economica del Paese.
Siamo nel 2026, e questo nuovo anno deve rappresentare un punto di svolta. Ci auguriamo che diventi l’anno delle scelte concrete, della stabilità normativa, del riconoscimento del valore del lavoro e delle imprese dell’autotrasporto.
A tutte le imprese, agli autisti, agli operatori logistici e ai professionisti del settore, il Consorzio Free Services e l’associazione di categoria Trasportounito, che mi onoro di presiedere, rivolgiamo i nostri migliori auguri di un buon anno, con l’impegno di continuare a rappresentare, tutelare e dare voce a un comparto strategico che merita rispetto, ascolto e risposte politiche concrete all’altezza delle sfide che ci attendono.
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