Accise, proroga a metà: il taglio continua. ma sempre più in punta di piedi
Chi sperava che il taglio delle accise sui carburanti potesse trasformarsi in una misura strutturale dovrà probabilmente rivedere le proprie aspettative. Il nuovo decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze proroga infatti gli sconti fino al 3 luglio 2026, ma lo fa con una logica ormai evidente: mantenere il paracadute aperto, riducendone però progressivamente le dimensioni.
Per la benzina non cambia nulla: resta confermata la riduzione di 5 centesimi al litro. Sul gasolio, invece, arriva una nuova limatura. Lo sconto passa da 10 a 5 centesimi al litro, che diventano circa 6,1 centesimi considerando l’effetto dell’Iva. Una differenza apparentemente contenuta, ma sufficiente a delineare una strategia precisa: evitare il ritorno immediato alle aliquote piene senza continuare a sostenere il diesel con la stessa intensità degli ultimi mesi.
In sostanza, il Governo non toglie il cerotto, ma inizia a staccarlo lentamente.
Per l’autotrasporto pochi centesimi non sono mai “pochi”
Se per l’automobilista medio il rincaro può tradursi in qualche euro in più a fine mese, per il settore dell’autotrasporto il discorso cambia radicalmente. Nel mondo delle flotte, i centesimi al litro non sono dettagli statistici ma voci di bilancio.
Moltiplicati per migliaia di litri consumati ogni mese, quei cinque centesimi persi diventano rapidamente migliaia di euro che escono dai margini aziendali. E in un mercato dove molti contratti non consentono un adeguamento immediato delle tariffe ai costi energetici, l’effetto si scarica direttamente sui conti delle imprese.
Il risultato è che il sostegno pubblico non scompare, ma diventa meno efficace nel compensare la volatilità dei mercati energetici. Una sorta di ombrello che continua a esserci, ma con qualche stecca in meno.
Bruxelles apre i rubinetti, ma non per il diesel
Dietro questa scelta non ci sono soltanto esigenze di finanza pubblica. Negli stessi giorni l’Unione Europea ha riconosciuto all’Italia nuovi margini di spesa per circa 14 miliardi di euro destinati alle politiche energetiche.
C’è però un dettaglio non trascurabile: quei fondi guardano a sicurezza energetica, rinnovabili, elettrificazione e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Tradotto dal linguaggio istituzionale, significa che Bruxelles è disposta a finanziare la transizione, molto meno a sostenere il pieno del camion che deve partire domattina.
Per il comparto logistico il problema è evidente. Le flotte italiane continuano a essere alimentate in larga parte da motori diesel e le alternative tecnologiche, soprattutto nel trasporto pesante a lungo raggio, sono ancora lontane da una diffusione capillare. La transizione viene incoraggiata, ma il conto del presente continua ad arrivare puntuale.
Rimborsi accise: perché si sono ridotti
Anche il sistema dei rimborsi sul gasolio professionale riflette questa fase di progressivo ridimensionamento. Il taglio generalizzato delle accise ha infatti abbassato l’aliquota per tutti, riducendo automaticamente il differenziale fiscale recuperabile dagli autotrasportatori.
Fino al 22 maggio 2026 il rimborso era pari a 69 euro ogni 1.000 litri di gasolio commerciale. Dal 23 maggio al 6 giugno è stato portato a 169 euro per 1.000 litri, nel tentativo di ripristinare parte del vantaggio fiscale destinato ai veicoli ammessi. Per i periodi successivi sarà necessario attendere i provvedimenti dell’Agenzia delle Dogane e le indicazioni delle associazioni di categoria.
Le imprese dovranno quindi separare accuratamente i consumi per periodo, verificare i requisiti dei mezzi – almeno 7,5 tonnellate ed emissioni Euro 5 o Euro 6 – e sfruttare il nuovo meccanismo di silenzio-assenso a 30 giorni per programmare il recupero di liquidità.
Una direzione ormai difficile da ignorare
La proroga al 3 luglio evita uno shock immediato, ma conferma una tendenza ormai consolidata. Gli strumenti emergenziali che hanno contenuto il costo del carburante negli ultimi anni vengono progressivamente ridotti, mentre le risorse pubbliche si spostano verso obiettivi di decarbonizzazione e innovazione energetica.
Il problema è che la velocità della politica e quella del mercato non coincidono sempre. Le agevolazioni sul diesel arretrano oggi, mentre le alternative realmente operative per il trasporto pesante arriveranno domani. O forse dopodomani.
Nel frattempo, il gasolio resta il motore della logistica italiana e ogni riduzione degli sconti finisce inevitabilmente per riflettersi sui costi delle imprese, sulle tariffe di trasporto e, a cascata, sull’intera filiera. La transizione energetica procede. I camion, per ora, continuano a fare i conti con il distributore.



