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L’Europa non dimentichi l’autotrasporto

antimo Ci siamo appena lasciati alle spalle le elezioni europee e, in questi giorni, siamo in una fase di assestamento, in cui vediamo il Parlamento di Bruxelles che cambia volto. Che cosa succederà al nostro settore, dopo che la legislatura uscente ha approvato il Primo Pacchetto mobilità proprio alla soglia dell’ultimo miglio?

Me lo sto domandando in questo momento e vorrei condividere con voi alcuni punti.

1) L’Italia e l’Europa hanno bisogno dell’autotrasporto. In Italia l’86,5% della merce viaggia su gomma e il 76,4% in Europa; per l’importanza che riveste il settore, le aziende di trasporto dell’Ovest Europa, specialmente quelle italiane, devono essere messe nelle condizioni di lavorare nel loro Paese, perché, in fondo, chi sceglie di delocalizzare all’estero la propria attività lo fa per sfuggire all’eccessiva pressione fiscale e agli insostenibili costi di gestione.

2) Altro problema è il parco veicolare vecchio, nonostante le case costruttrici abbiano investito fortemente nello sviluppo tecnologico. I veicoli di portata maggiore o uguale alle 16t hanno un’età media di 11,3 anni e, con l’andamento attuale, ci vorranno almeno 11 anni per sostituirli tutti. Questo comporta conseguenze negative sia in termini di sostenibilità che di sicurezza.

3) Sul fronte occupazionale, l’autotrasporto è un settore chiave: secondo una stima, nei prossimi cinque anni l’Italia avrà bisogno di 20mila autisti, 180mila l’Europa. Cosa bisogna fare? Promuovere e valorizzare la professione di conducente di veicoli per il trasporto di merci, con l’obiettivo di far recuperare competitività all’autotrasporto italiano e, nel contempo, offrire ai giovani concrete possibilità di acquisire i titoli necessari per praticare la professione di autista. Dove reperire queste risorse umane? Potremmo pensare di formare e valorizzare le migliaia di persone iscritte nelle liste del reddito di cittadinanza, facendo così due cose importanti, una per il settore e l’altra per il Paese, dando occupazione a questi “sfortunati” che il lavoro non lo riescono a trovare.

4) Digitalizzazione e connettività saranno altrettanto di fondamentale importanza per un trasporto sostenibile e più sicuro.

Mi auguro quindi che questi temi siano portati avanti da chi ci rappresenta a Bruxelles e che siano di massima priorità per i decisori politici, i quali hanno il compito e la responsabilità di mettere in atto una politica che garantisca lo sviluppo efficiente, sicuro e sostenibile del sistema di trasporto nel nostro Paese.

 

(Tratto dal numero di Giugno 2019 di Free Services Magazine)

 

Antimo Caturano

 

L’Europa non dimentichi l’autotrasporto