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Ammortizzatori sociali. Una Circolare ed una nota dell’INPS dettano le Indicazioni operative per fruire delle ulteriori 18 settimane previste dal D.L. n. 104/2020.

imagesLa Circolare n. 115/2020 emanata dall’INPS lo scorso 30/09/2020, illustra le novità apportate dal D.L. n.104/20 all’impianto regolatorio in materia di misure di sostegno del reddito previste per le ipotesi di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa a causa di eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica da COVID-19 e che riguardano la CIGO (compresa CIGO sospensione CIGS), i trattamenti FIS/FONDI DI SOLIDARIETA’ ex art. 26 e 40 del D.lgs. n. 148/15, la CIGD in deroga autorizzata dall’Inps e i trattamenti CISOA per l’agricoltura.

Il D.L. 104/20 ha poi introdotto ulteriori modifiche in materia di accesso e gestione del trattamento di integrazione in favore dei lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti e l’estensione del trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale alle aziende operanti nel settore aereo, in possesso di particolari requisiti.

Nel prosieguo ci limiteremo a far riferimento ai casi di CIGO e di ASO, rinviando alla lettura della Circolare per tutti gli altri casi  di integrazione salariale cui si applicano le norme del D.L. 104/20.

Le novità introdotte dal D.L. 104/20

La Circolare 115/20 dell’INPS ricorda come il D.L. 104/2020 abbia rideterminato il periodo di trattamenti di integrazione salariale e assegno ordinario che può essere richiesto, nel secondo semestre 2020, dalle aziende che hanno dovuto interrompere o ridurre l’attività produttiva per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

La norma prevede che i datori di lavoro che, nell’anno 2020, sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, possono richiedere la concessione dei trattamenti di integrazione salariale (ordinaria o in deroga) o dell’assegno ordinario, per periodi decorrenti dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020, per una durata massima di 9 settimane incrementate di ulteriori 9 settimane, nel medesimo arco temporale, per i soli datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato il precedente periodo di 9 settimane e purché sia integralmente decorso detto periodo.

La durata massima dei trattamenti cumulativamente riconosciuti non può, in ogni caso, superare le 18 settimane complessive.

La nuova previsione normativa, dunque, consente l’accesso al nuovo periodo di trattamenti di integrazione salariale (9 + ulteriori 9 settimane), a prescindere dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali per i periodi fino al 12 luglio 2020.

Sarà quindi possibile richiedere tali periodi anche da parte di datori di lavoro che non hanno mai presentato domanda di integrazioni salariali per causale COVID-19.

La Circolare INPS ribadisce che gli interventi con le causali previste dal D.L. 104/20 (causali “COVID-19 nazionale” e “COVID 19 con fatturato”) non rientrano, ai fini del computo della durata, nel limite delle 52 settimane nel biennio mobile per i trattamenti di CIGO e ASO dei Fondi di solidarietà di cui all’articolo 26 del D.lgs. n. 148/2015 e nel limite delle 26 settimane per l’ASO del Fondo di integrazione salariale (FIS).

Inoltre, i trattamenti in questione derogano sia al limite dei 24 mesi (30 mesi per le imprese del settore edile e lapideo) nel quinquennio mobile, previsto, per la durata massima complessiva dei trattamenti, dall’articolo 4 del D.lgs. n.148/15, sia al limite di 1/3 delle ore lavorabili di cui all’articolo 12, comma 5, del medesimo decreto legislativo.

Conseguentemente, possono richiedere i trattamenti di CIGO e di ASO, di cui all’articolo 1 del D.L. 104/20, anche le aziende che hanno già raggiunto i limiti di cui sopra.

I relativi periodi autorizzati con le richiamate causali sono, inoltre, neutralizzati ai fini di successive richieste di CIGO e di ASO.

Si precisa altresì che, per l’accesso agli interventi di CIGO e di ASO in parola, è necessario che i lavoratori siano alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 13 luglio 2020.

Condizioni per la fruizione delle ulteriori 9 settimane

 L'accesso al secondo periodo è consentito gratuitamente solo ai datori di lavoro che, confrontando il fatturato del primo semestre 2020 con quello del 2019, abbiano subito una riduzione pari almeno al 20%.

                       Diversamente è dovuto un contributo addizionale del 9% (per le imprese che hanno avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20%) o del 18% (per imprese che non hanno registrato riduzioni di fatturato), calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore, per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

                       La domanda va accompagnata da una dichiarazione di responsabilità, resa dal datore ai sensi dell’articolo 47 del D.P.R.28 dicembre 2000, n. 445, dove autocertifica l’eventuale riduzione del fatturato o il diritto all’esonero dal contributo addizionale, trattandosi di attività avviata dopo il 1° gennaio 2019.

Periodi di integrazione salariale già richiesti o fruiti

I periodi di integrazione salariale, già richiesti e autorizzati ai sensi dei precedenti D.L.18/20, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 27/2020, e D.L. n. 34/20 del 19/05/20, convertito, con modificazioni, dalla l. 17/07/20, n. 77, che si collocano, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020, sono imputati, limitatamente ai periodi successivi alla predetta data, alle prime 9 settimane del nuovo periodo di trattamenti previsto dal D.L. 104/20.

Il D.L. n. 104/2020 introduce  un’importante novità in materia di concessione degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro legati all’emergenza epidemiologica da COVID-19: non solamente azzera il conteggio delle settimane riferite alla disciplina precedente, ma, contestualmente, nel prevedere un periodo massimo di trattamenti pari a 18 settimane complessive (9 + 9) - da collocarsi nell’arco temporale dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020 - prevede che l’utilizzo delle predette settimane sia possibile esclusivamente nei limiti dei periodi autorizzati senza tener conto del dato relativo al periodo effettivamente fruito.

Conseguentemente, una volta richieste e autorizzate le prime 9 settimane e decorso il relativo periodo, i datori di lavoro potranno proporre istanza per accedere all’ulteriore periodo di 9 settimane, ma non potranno richiedere anche l’eventuale completamento delle prime 9 settimane, anche laddove le stesse non fossero state effettivamente fruite per intero. Laddove le aziende, avendo esaurito i trattamenti spettanti in relazione alla precedente normativa come sopra ricordati, avessero richiesto - per periodi successivi al 12/07/2020 - trattamenti di cassa integrazione ordinaria ai sensi della disciplina generale contenuta nel D.Lgs.148/15, le settimane non ancora autorizzate e quelle autorizzate, ma per le quali non siano stati emessi i relativi pagamenti dall’Istituto o per le quali l’azienda non abbia provveduto all’esposizione del codice evento su Uniemens, potranno, esclusivamente su espressa richiesta dei datori di lavoro, essere convertite in periodi con causale “COVID-19 nazionale.

A tal fine, le aziende provvederanno a inviare apposita comunicazione nel cassetto previdenziale, comunicazione bidirezionale, indicando gli estremi della domanda originaria e le settimane per cui richiedono la conversione della causale.

Con riferimento, invece, alle domande di assegno ordinario del Fondo di integrazione salariale (FIS) e dei Fondi di solidarietà, l’azienda interessata a modificare la causale e quindi la disciplina di riferimento, dovrà inviare espressa richiesta di annullamento della precedente domanda e inoltrare nuova apposita domanda con causale “COVID-19 nazionale”.

Termini per la presentazione delle domande

Le istanze devono essere inoltrate all’INPS, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa

Peraltro, la Circolare preannuncia un’imminente soluzione legislativa che farà slittare il termine di presentazione delle domande al 31 ottobre p.v; di conseguenza, la scadenza del 30 settembre u.s è stata sospesa, mentre le richieste e la documentazione per i pagamenti diretti presentate dopo il 30 Settembre ed entro il 31 ottobre p.v, saranno definite successivamente all’entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 104/20.

Identico rinvio al 31 Ottobre p.v interessa le istanze di trattamenti con inizio di sospensione o riduzione dal 1° luglio al 12 luglio 2020, ancorché non ricomprese nella nuova disciplina dettata dal D.L. n. 104/20, che potevano essere utilmente trasmesse entro il 30 settembre u.s.

Modalità di presentazione della domanda

La Circolare115/20 ha precisato che la richiesta dei trattamenti deve essere inviata con due distinte istanze: 

                       per un primo periodo, pari a 9 settimane o per il minor periodo che risulta scomputando i periodi già autorizzati ai sensi della precedente normativa decorrenti dal 13 luglio 2020, indicando la causale “COVID 19 nazionale”;

                       per un secondo periodo di ulteriori 9 settimane, alle condizioni di costo sopra specificate, concedibili esclusivamente ai datori di lavoro ai quali sia stato già̀ interamente autorizzato il precedente periodo di 9 settimane, con la causale “COVID 19 con fatturato” La domanda può riguardare periodi non anteriori al 14 settembre 2020, comunque da concludersi entro il 31 dicembre 2020.

Le modalità tecniche di presentazione delle domande stesse sono state successivamente precisate dall’INPS con il Messaggio n. 3525 dell0 01/10/20, pubblicato anch’esso sul nostro sito, cui rinviamo i lettori

La consultazione del sindacato

Anche per questi nuovi periodi di integrazione salariale valgono le deroghe alla necessità di interlocuzione con le OO.SS. previste dall’articolo 14 del D.lgs. n. 148/15 e dei termini del procedimento previsti dall'articolo 15, comma 2, nonché dall'articolo 30, comma 2, del medesimo decreto legislativo per l’assegno ordinario, fermi restando l’informazione, la consultazione e l’esame congiunto, che devono essere svolti, anche in via telematica, entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva.

Pagamento ai lavoratori del trattamento di integrazione salariale

L’Impresa può, anche per queste ulteriori 18 settimane, anticipare ai propri dipendenti il trattamento di integrazione salariale, rivalendosi poi con il conguaglio dei successivi versamenti INPS, come pure richiedere il pagamento diretto da parte dell’Inps, senza obbligo di produzione della documentazione comprovante le difficoltà finanziarie dell’impresa.

Con riferimento al pagamento diretto, la Circolare precisa che l’articolo 1 del D.L. n. 104/20 richiama anche gli articoli 22-quater e 22-quinquies del D.L. n. 18/2020, che regolamentano il pagamento diretto dei trattamenti salariali a carico dell’Istituto con il possibile anticipo del 40%.

La presentazione delle domande di CIGO, di CIG in deroga e di ASO, a pagamento diretto con richiesta di anticipo del 40% deve avvenire entro 15 giorni dall'inizio del periodo di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

L’INPS autorizzerà le richieste di anticipazione e disporrà il pagamento dell’anticipo nei confronti dei lavoratori individuati dall’azienda, entro 15 giorni dal ricevimento delle stesse.

Successivamente, entro il termine massimo del 30 ottobre, il datore di lavoro deve inviare all’Inps, tramite il modello “SR41 semplificato”, tutti i dati necessari per il saldo dell'integrazione salariale.

Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione e gli oneri a essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente

Ammortizzatori sociali. Una Circolare ed una nota dell’INPS dettano le Indicazioni operative per fruire delle ulteriori 18 settimane previste dal D.L. n. 104/2020.